La storia due donne, intercalata nel contesto dell' Afghanistan. Un libro che mette luce ad eventi e persone che spesso sono passati in secondo piano nella visione occidentale del mondo.
A quindici anni, Mariam non è mai stata a Herat. Dalla sua "kolba" di legno in cima alla collina, osserva i minareti in lontananza e attende con ansia l'arrivo del giovedì, il giorno in cui il padre le fa visita e le parla di poeti e giardini meravigliosi, di razzi che atterrano sulla luna e dei film che proietta nel suo cinema. Mariam vorrebbe avere le ali per raggiungere la casa del padre, dove lui non la porterà mai perché Mariam è una "harami", una bastarda, e sarebbe un'umiliazione per le sue tre mogli e i dieci figli legittimi ospitarla sotto lo stesso tetto. Vorrebbe anche andare a scuola, ma sarebbe inutile, le dice sua madre, come lucidare una sputacchiera. L'unica cosa che deve imparare è la sopportazione. Laila è nata a Kabul la notte della rivoluzione, nell'aprile del 1978. Aveva solo due anni quando i suoi fratelli si sono arruolati nella jihad. Per questo, il giorno del loro funerale, le è difficile piangere. Per Laila, il vero fratello è Tariq, il bambino dei vicini, che ha perso una gamba su una mina antiuomo ma sa difenderla dai dispetti dei coetanei; il compagno di giochi che le insegna le parolacce in pashtu e ogni sera le dà la buonanotte con segnali luminosi dalla finestra. Mariam e Laila non potrebbero essere più diverse, ma la guerra le farà incontrare in modo imprevedibile. Dall'intreccio di due destini, una storia che ripercorre la storia di un paese in cerca di pace, dove l'amicizia e l'amore sembrano ancora l'unica salvezza.
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copertina flessibile 0 copertina flessibile 9788856615630 Accettabile(Poor) Quasi buone, numerose fioriture sparse.
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Anno edizione:2010
Recensioni pubblicate senza verifica sull'acquisto del prodotto.
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Giovanni 15 giugno 2026Mille splendidi soli
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Fed 04 giugno 2026
Uno dei pochi romanzi che mi ha emozionata tantissimo. Assolutamente consigliato
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Michela 03 maggio 2026Meraviglioso e indimenticabile
Questo romanzo è un tributo alla resilienza femminile, alle innumerevoli donne afghane che nonostante vivono all’ombra della società, possiedono una forza d’animo sovrumana e una luce interiore capace di illuminare il futuro del loro paese. La storia si concentra sul legame tra due donne, Mariam e Laila, nate in epoche e contesti diversi ma unite dal dolore e dalla speranza in un mondo dominato dal patriarcato e dalla violenza. Hosseini in questo libro è riuscito a raccontare con una crudele sincerità la condizione delle donne in Afghanistan e cosa significa essere donna in un paese che le considera un oggetto, un bene di proprietà che passa dal padre al marito. In quanto oggetto, la donna deve essere “custodita”, ovvero chiusa in casa affinché non “macchi” l’onore della famiglia. Deve essere “utile”; in particolare il suo valore è legato alla sua capacità di gestire la casa e di “generare figli maschi”. Se non ci riesce, l’oggetto viene considerato “difettoso” e può essere trattato con violenza o sostituito. Le leggi dei Talebani mirano proprio a trasformare le donne in “nullità”. Vengono private del diritto di parlare in pubblico, del diritto di lavorare, di studiare e andare a scuola. Vengono private della libertà di mostrare il loro volto, e dunque la loro identità, con l’obbligo di indossare il burqa, rendendo ogni donna uguale all’altra. Hosseini scrive questo libro per “ribellarsi” a questa visione. Attraverso Mariam e Laila, ci mostra come sotto il burqa, non ci sono nullità ma ci sono donne, con un nome, un volto e una forza d’animo e capacità di sacrificio che gli uomini non hanno. Se per il sistema le donne sono “nullità”, per il lettore sono i veri giganti della storia. È questo il grande potere della letteratura: restituire l’umanità laddove la storia o l’ideologia hanno cercato di cancellarla.
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