Mind the Gap. La vita tra bioarte, arte ecologica e post internet - Elena Giulia Rossi - copertina
Mind the Gap. La vita tra bioarte, arte ecologica e post internet - Elena Giulia Rossi - copertina
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Mind the Gap. La vita tra bioarte, arte ecologica e post internet
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Descrizione


La tecnologia applicata alla biologia, il suo estendersi all'ecologia, il confluire del tutto nel paesaggio algoritmico si ritrovano in sperimentazioni artistiche riconosciute in generi come: nanoarte, bioarte, arte meteorologica ed ecologica, arte del network (net art e post-Internet). "Mind the Gap" rilegge i cambiamenti epocali che hanno seguito l'era informatica nello sguardo caleidoscopico dell'arte. Coltivati per lo più in un contesto di nicchie specialistiche, si rivelano punti di vista preziosi per ripercorrere la storia a ritroso, per poterla rallentare e soffermarsi su alcuni aspetti e momenti, prima inosservati, in realtà centrali. Il testo corre a ritmo serrato, oscillando tra ciò che l'arte vede e i metodi impiegati; sguardi che hanno saputo cogliere l'invisibile molto prima che si restituisse prova della sua esistenza. Adottarli può significare cambiare il modo di vedere e di raccontare. Questa è una di tante storie possibili.

Dettagli

192 p., ill. , Brossura
9788874902897

Valutazioni e recensioni

  • ReginaDelVinavil
    Indispensabile

    Questo libro, secondo me, va a integrare quella linea di volumi che costituiscono la base per uno studio approfondito di quei rami di ricerca dell'arte contemporanea più utopici, audaci, sperimentali, alcuni dei quali coincidono con la vita. Dai due indispensabili di Lev Monovich con "Il linguaggio dei nuovi media" e di Anna Maria Monteverdi "Le Arti multimediali digitali", passando per "Networking" di Tatiana Bazzichelli e giungendo a "Media, new media postmedia" di Domenico Quaranta e "Arte, tecnologia e scienza" di Marco Mancuso. Insomma uno strumento di studio, di cui ho apprezzato la parte dedicata alla bioarte e all'arte e biotecnologia, con le esperienze con fini estetici di Marta de Menezes e quelle con responsabilità politica e attivista del collettivo Critical Art Ensemble; quella sulle ibridazioni intelligenti con gli esempi di Luigi Pagliarini, Marco Cadioli e Salvatore Iaconesi e Oriana Persico. Gli approfondimenti sull'opera di Eliasson (del quale a settembre inaugurerà la personale a Palazzo Strozzi) e di Tomás Saraceno. Per poi approdare sulla questione del 'paesaggio algoritmico' affrontata dai new media artist, tra cui Eva e Franco Mattes, Natalie Bookchin, Hito Steyerl, Carlo Zanni, Guido Segni, Miltos Manetas, Trevor Paglen, Jon Rafman, Chiara Passa ed altrə interessanti sperimentatorə, che ne tracciano il profilo da punti di vista differenti, ma con un comune denominatore, ovvero "entrare nel processo e in simbiosi con ciò che si cerca di guardare". Operazione quest'ultima che operata attraverso l'occhio di Antoni Muntadas, anticipatore della convergenza tra il paesaggio e quello dell'informazione con un approccio transdisciplinare, è possibile "rileggere il tutto e proiettarci oltre."

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