Nel crepuscolo. Oltre
Fuori, in giardino, una capinera saltella tra i rami dell’acero nano, un piccolo albero orientale, infuocato dal rosso dell’autunno; ci sarebbero gli estremi per cimentarmi con un haiku, ma oggi ho una missione diversa e che mi sta particolarmente a cuore. Mi viene in mente un’altra parola giapponese, altrettanto affascinante e musicale: ikigai. La traduzione è all’incirca: “Quello per cui vale la pena alzarsi al mattino”, ovvero la nostra ragione di essere qui, a fare quello che ci dà gioia e che ci permette di esprimere i nostri talenti. Ma l’ikigai è anche, al tempo stesso, ciò che di più prezioso possiamo offrire di noi al mondo. E questa nuova, stupenda raccolta di versi di Alberto Figliolia è per me l’ennesima conferma del fatto che la sua poesia sia la pura manifestazione di un ikigai. Una poesia che non è fatta per riposare nei libri, ma per danzare nel mondo, anche e soprattutto dove non ti aspetteresti di trovarla. Ad esempio in un carcere (Alberto tiene da molti anni, insieme all’amica Silvana Ceruti, un laboratorio di lettura e scrittura creativa nella Casa di reclusione di Milano-Opera; ne sono nate esperienze di grande valore e libri straordinari)... Introduzione di Silvia Bolis.
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Anno edizione:2026
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