La notte dell'addio - Giorgia Bruni - copertina
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La notte dell'addio
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Descrizione


Si sentì di nuovo intrisa di sudore nel grembiule bianco, obbligatorio per le "femminucce" mentre quello dei "maschietti" trovava dignità in un blu deciso e scuro. Le radici del maschilismo si annidano in luoghi dati per certi e inconfutabili. Quel bianco non era un onore ma una croce, una condanna alla virginea purezza da rispettare, di cui essere all'altezza. Un bianco di elezione che significava solo debolezza e inferiorità. Un bianco vuoto da riempire con l'aspetto, l'adeguazione necessaria alla sopravvivenza conforme del genere di appartenenza.

Dettagli

15 settembre 2022
171 p., Brossura
9788869154812

Valutazioni e recensioni

  • Elisa
    Un romanzo stupendo, una storia di dolore ed emancipazione

    Il meraviglioso romanzo "La notte dell'addio" dell'autrice Giorgia Bruni è una coinvolgente storia di dolore ed emancipazione. Il racconto della protagonista, Maria, una donna di mezza età, si apre in un albergo di Rimini. Sta aspettando Giulio, il marito che non vede da anni, per dirgli addio, compiendo un passo del percorso terapeutico sperimentale che sta seguendo, la cui tappa finale prevede il riuscire a dire addio anche alla figlia Xenia, che ha lasciato al padre, sparendo, fagocitata da depressione e alcolismo. Nella parte centrale della narrazione, Maria ripercorre i ricordi salienti della sua infanzia, trascorsa in un paese chiuso e patriarcale, vessata da continui rimproveri e castighi ingiustificati. "È terribilmente imbarazzante quando nessuno interviene durante un pubblico castigo che, per giunta, appare così ingiustificato alla coscienza della vittima. Ci si sente soli anche a quattro anni, se nessuno ti difende. L'allegria le si smorzò di colpo e irruppe in un pianto chiassoso" Parla, poi, del periodo universitario che trascorre a Bologna, frequentando l'accademia d'arte, facendo amicizia con la sua coinquilina Caterina e innamorandosi profondamente di un suo professore sessantenne, Alberto, con cui intraprende una relazione clandestina, che culmina con una separazione tragica che le segna la vita. Alberto le insegna a non smettere mai di leggere, di acculturarsi e di imparare a convivere coi propri fantasmi. "Ogni tanto, senza interrompersi, gli chiedeva a cosa pensasse e quasi sempre lui, con la consueta voce rauca ma imbevuta di gravità, le rispondeva che viaggiava insieme ai suoi fantasmi. “Sono fantasmi buoni?” “I fantasmi non sono né buoni né cattivi ma, comunque, fanno male.” “E tu cacciali via.” “Non posso, mia cara Maria. Non abbiamo nessun potere contro di loro. Alla fine fanno anche compagnia, sai? Ti ricordano che nessuno gli è immune e ci sentiamo un po' tutti accomunati e soli.” “Io non credo di avere fantasmi del genere.” “Tu sei giovane, forse non li vedi ancora oppure li chiami con nomi diversi.” “Ad esempio?” “Ad esempio malinconia, depressione, angoscia per qualcosa che non è la morte ma le somiglia notevolmente. Oppure, banalmente, ti rivolgi loro chiamandoli ricordi." Maria inizia a bere e durante una sbronza finisce a letto con Giulio, fidanzato aggressivo ed enigmatico di Caterina, che si approfitta del suo stato e la convince a non dire nulla all'amica. Quest'ultima, durante una discussione, subisce violenze fisiche da parte del ragazzo, che lasciano segni e lesioni evidenti. Riesce a parlarne all'amica dopo dolorose settimane di chiusura. Giulio, però, rifila la sua versione a Maria, mentre Caterina decide di mollare tutto e partire per l'India, per ritrovarsi. Nell'ultima parte del racconto, Maria parla del suo psicologo, Davide, e del percorso terapeutico che sta seguendo. La protagonista si trova, infine, davanti all'evidenza di aver sposato un uomo violento e pericoloso da cui deve tutelare sé stessa e le donne a cui tiene e ricominciare una nuova vita. Durante il racconto l'autrice affronta argomenti importanti e delicati come la violenza sessuale, la violenza fisica e l'omertà dell'intorno di fronte ad esse. Una donna che subisce violenza ha paura. Ha paura di subire nuovamente percosse o stupri, ha paura di essere uccisa e quindi, spesso, ha paura di denunciare. Proprio per questo sta alla società, alle forze dell'ordine, e anche alla famiglia e ai vicini, il compito di aiutare e di proteggere chiunque sia vittima di violenze. Questo romanzo è, utilizzando una definizione dell'autrice, "un'epopea al femminile" in cui la protagonista si ritrova a vivere in un mondo ostile e difficile per le donne, in cui ogni tappa è in salita, e ogni scelta prevede il giudizio e l'aggressione esterna. C'è bisogno di solidarietà, soprattutto tra donne, per migliorare la società. "Se solo ci unissimo tutte e ci considerassimo davvero sorelle, la società migliorerebbe e ci renderemmo la vita più semplice. Saremmo meno sole, ecco. Sono nata in un paese di provincia dove l'aspettativa unica di ogni ragazza, nonostante il famoso progresso e l'evoluzione delle lotte femministe, restava quella di sposarsi e procreare. L'unica realizzazione concepita, alla fine dei conti, coincideva con le tappe biologiche prefissate a cui nessuna poteva disobbedire. Poi sempre più donne studiavano e pensavano ad una carriera da costruire ma dalle mie parti, la maggioranza le considerava scriteriate e senza valori veri." Consiglio a tutti questo stupendo romanzo, scritto magistralmente, che parla di argomenti purtroppo attuali come la violenza di genere, la libertà di scelta e la conquista della parità di diritti e invita a un cambiamento radicale e profondo di una società ancora fortemente patriarcale.

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