Novanta giorni - Fulvio Fretto - copertina
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Novanta giorni
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Descrizione


A comporre la banda del fiume sono quattro ragazzi, cresciuti in provincia di Agrigento negli anni Sessanta. Il passare degli anni li porterà ad affrontare sfide difficili, specchio di una società intrisa della violenza mafiosa, dove le colpe si pagano col sangue. Crescendo, ognuno proseguirà lungo la propria strada, abbandonando i luoghi dell'infanzia per andare verso nord, senza recidere il legame che unisce i quattro, né quando un brutto fatto di cronaca li porterà di nuovo a riunirsi dopo anni di distanza, né quando la malattia colpirà uno di loro, lasciandogli solo tre mesi di vita, solo novanta giorni...

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ilsalvalibro
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Brossura editoriale con bandelle, 303 pagine. Copia in condizioni pari al nuovo, ovvero mai letta..

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Novanta giorni

Dettagli

304 p., Brossura
9788875112424

Valutazioni e recensioni

  • Cara sig.ra magikamarika84, mi permetto di dissentire dal suo commento che piu che una recensione mi sembra il voto di una che il libro non lo ha letto affatto! come si possono dare due stelle nello stile scrittura!!! le faccio presente che io non solo ho letto questo , ma anche il precedente romanzo del Fretto e dire che ha uno stile limitato è veramente offensivo.Non solo riesce a tenerti incollato dalla prima all'ultima pagina, ma ti fa viaggiare, attento com'è a descrivere i particolari, con la mente quasi a fare in modo che sia il lettore primo protagonista.

  • L'ho acquistato per curiosità. Un Libro scritto da pseudo "scrittori" dilettanti. I romanzi, sono altra cosa.

  • Recensione Con la Sicilia nel cuore Nel corso della presentazione del romanzo “Novanta giorni”, avvenuta lo scorso 20 febbraio 2015 presso il “Take Away Bistrot”, alla presenza dell’autore Fulvio Fretto e della coordinatrice dell’evento, la dottoressa Elena Cartotto, ho esposto la mia breve relazione incentrata su alcuni aspetti che mi preme riportare per fornire delle indicazioni, mi auguro di una qualche utilità, per la lettura del libro. Il romanzo, a metà strada tra un sottogenere storico e di costume con uno sviluppo drammatico, narra le vicende biografiche della cosiddetta “banda del fiume”, una compagnia di quattro amici, per la precisione Leonardo detto “Nardu”, Guido, Francesco, Vincenzo che, trascorsa la propria infanzia e la prima giovinezza in un paese siciliano di nome Raffadali, si scioglierà in seguito alle scelte imposte sia dalla vita sia dalle personali aspirazioni. Pur trattandosi di un gruppo di amici che promette, in occasione della partenza di Nardu, di non lasciarsi mai qualunque cosa accada, tuttavia è facilmente percepibile che la narrazione ruota intorno a quest’ultimo e che gli altri tre entrano in gioco, soprattutto Guido, al momento opportuno, in maniera funzionale all’esigenza del romanzo. Tuttavia il lettore non ha da temere, le informazioni riguardo a ciascuno dei personaggi sono fornite all’inizio, nelle prime pagine, in modo da poter seguire agevolmente le vicende senza il rischio di perdersi in intrecci troppo complessi che l’autore saggiamente evita attraverso una lingua scorrevole, distillata, tersa e una descrizione puntuale ma mai leziosa. Nel contesto storico di una Sicilia degli anni 60, con i suoi costumi, abitudini e leggi implacabili, questi giovani crescono forgiati dalla dura legge della vita che offrirà loro, una volta diventati adulti, la possibilità del riscatto sociale senza dimenticare, neanche per una volta, il valore inestimabile dell’amicizia nato e consolidatosi nella tenera età. La costruzione narrativa è ben ponderata, l’autore dimostra di essere attento a non eccedere nella descrizione di un personaggio o di un episodio e quando decide di concedere un po’ di più al dialogo interreligioso, coglie l’occasione del viaggio in Marocco dei giovani in modo da inserire la digressione nel fisiologico racconto degli eventi. Un romanzo in cui anche i personaggi secondari, pensiamo alla figura del padre intesa come archetipo morale – sia in senso positivo (Nicola) sia in senso negativo (il notaio), sono caratterizzati secondo un intento pedagogico costruito sul contrasto degli opposti. Nell’ultima terza parte del libro, la narrazione diventa più incalzante per far percepire al lettore il conto alla rovescia (novanta giorni) e quando il finale drammatico viene sventato, ad esso se ne sostituisce un altro raggelando il lettore che, pur non disponendo più di altre pagine per riaversi, coglie la bellezza di un gesto estremo e di pura amicizia. Gabriele Guglielmino (docente e storico dell’arte)

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