Occidente o niente. Elogio dell'Atlantismo
L'atlantismo non è una formula di politica estera, una collocazione da rinegoziare a ogni stagione secondo convenienza. È l'identità dell'Italia e dell'Occidente: una scelta di civiltà, non di campo. E ogni leader che l'ha tenuta ferma - da Bernabei a Cossiga, da Berlusconi a Meloni - ne ha pagato un prezzo personale. Si negozia, non si vende. Perché è scomoda, e perché ora: il libro arriva nel momento esatto in cui l'America comincia a chiedersi se l'Occidente le convenga ancora, e le due fedeltà - atlantica ed europea - che per settant'anni erano state una cosa sola oggi cominciano a separarsi. La tesi va controcorrente sia rispetto all'antiamericanismo di sinistra sia rispetto al sovranismo che vorrebbe un Occidente à la carte. Mario Sechi non argomenta da una scrivania: testimonia. Scrive solo di ciò che ha visto in prima persona. Lo Studio Ovale, il pranzo con Zelensky e Netanyahu a Palazzo Chigi, la firma di Kissinger a Washington sulle sue memorie, Putin sullo schermo all'alba. Ogni tesi nasce da una scena vissuta e da lì sale all'universale - mai il contrario. Il risultato è un'autorità che non si può simulare: non un'opinione in più sul mondo, ma il racconto di chi c'era.
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Anno edizione:2026
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