"Pensieri Futili" dell'autrice Sofia Melone è una silloge introspettiva, disillusa e potente che emoziona intensamente. L'autrice scrive per dare voce a chi non ne ha e a sé stessa. Ha iniziato a comporre le poesie della raccolta durante il periodo del COVID-19, dando una collocazione a dubbi, paure, pensieri intrusivi e profonde riflessioni. Il libro è diviso in quattro sezioni (autunno, inverno, primavera ed estate) ed è percorso da un filo comune, un soffio vitale che alimenta il fuoco di un perpetuo distruggersi e rigenerarsi, in una contraddizione che è armonia di opposti. Nella prima parte le foglie autunnali vengono descritte come annunciatrici di un circolare rinnovarsi, che porta con sé anche la consapevolezza che tutto ha una fine, quindi di un rinnovamento anche della caduta, della morte. "Leggiadre annunciatrici del rinnovato epilogo" È un autunno nostalgico e crepuscolare, di "eterni contrasti" sia nel mondo esterno, sia in quello interiore. "Non vi è creazione, ma distruzione in opera. Non vi è unione, ma desolati incontri. Non vi è vita, ma vivo nella morte nel mondo degli eterni contrasti." L'autrice si scaglia contro gli ipocriti e i perbenisti, contro quelli che giudicano e disprezzano chiunque non sia fatto a loro immagine e somiglianza, con versi potenti che smascherano chi si veste di una bontà fasulla e di convenienza. «Il tuo veleno ipocrita lo sputi sui disabili, i “malati di mente”, gli “alienati”, quelli che turbano il buon senso. Il “matto" spesso è più lucido dei sani e per questo vien zittito.» Nella seconda sezione, che perfettamente si incastra con la prima e ne è il naturale sviluppo, l'autrice ci mostra la dicotomia dell'inverno che porta con sé l'incanto dei giochi d'infanzia sulla neve e la fredda desolazione della morte. "perfetto connubio tra nascita e morte, tra silenzio e gaiezza, tra nuovo e vecchio. La Morte, il suo gelido respiro. La Giovinezza, la sua giocosa Neve." Nella terza sezione la primavera rappresenta tutti i "gradevoli eccessi" e sfolgora di bellezza e passione. È pura rinascita in un tripudio di fiori e il preludio del "fuoco" estivo. L'autrice in versi intimi e potenti esprime un amore-odio per sé stessa e il suo sentirsi aliena e alienata, estranea in un mondo che non le somiglia affatto. Vorrebbe non essere mai esistita, ma al contempo vorrebbe essere capita e non passare mai più inosservata. Le domande sul futuro sono un ronzio che non trova risposte, perché il giorno d'oggi è un tempo di grandi incertezze, cambiamenti e disillusioni, specialmente per i giovani. "Dove andrai? Dove finirai? Ma soprattutto, come finirai?" L'ultima parte parla di un'estate che è estasi, esultanza, colori sgargianti e dolce far niente. "Ogni pensiero futile pian piano se ne va. Resto solo io, il sale, il canto dei gabbiani, il mare che solleva la mia anima al cielo." La poetessa dedica tre splendidi componimenti alle donne più importanti della sua vita (la madre e le nonne), parlando delle dolci forme della prima che sono state il rifugio primigenio e delle due ave che chiama l'una "albero" e l'altra "pane" in versi commoventi e pieni d'amore. È un giardino interiore variegato, incolto e multiforme quello che Sofia Melone mostra, dove tutto è in continuo divenire e in contraddizione, un perfetto capolavoro in cui ogni stagione dipinge le proprie peculiari sfumature. "Il giardino è ormai in parte incolto, selvaggio, ancorato al flusso del cambiamento perpetuo. Un capolavoro del controsenso." "Ciò che penso, spesso, è malvagio. Ciò che penso, spesso, non è ciò che penso. Ciò che dico, a volte, non è ciò che penso. Credimi." L'autrice giunge a far pace coi propri pensieri intrusivi, comprendendo la loro funzione di "guardiani" contro ciò che potrebbe fare male, e non solo quella di "turbatori" di una "mente labirintica". Ma sa, in cuor suo, che la vita è anche osare e andare oltre le proprie paure e gabbie. È nella perpetua contraddizione, nell'unione degli opposti, che si può trovare un equilibrio, che si può comprendere come inizio e fine siano collegate e indissolubili. "Noi siamo creazione e al tempo stesso distruzione. Siamo noi la fine del mondo." Consiglio a tutti questa meravigliosa raccolta poetica colma di forza, resilienza, profonda capacità introspettiva e grande intensità comunicativa.
Pensieri futili
Cosa resta di un pensiero quando smette di urlare e inizia a sussurrare? In questa raccolta, le parole si fanno carne viva, rabbia lucida, stupore bambino. C’è chi ama troppo e chi non riesce più a sentire niente. C’è la bellezza, ma anche il vuoto. Ci sono la solitudine, il desiderio, la perdita e la strana pace che a volte nasce dal caos. “Pensieri futili” raccoglie frammenti di un’anima che osserva, che ricorda, che giudica e perdona. Una poesia che non chiede approvazione ma verità, e che nella sua fragilità trova la forza per restare.
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Autore:
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Editore:
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Anno edizione:2025
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In commercio dal:23 ottobre 2025
Recensioni pubblicate senza verifica sull'acquisto del prodotto.
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Elisa 04 marzo 2026Una silloge introspettiva, disillusa e potente che emoziona intensamente
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Claudia V. 14 dicembre 2025Delicato ma incisivo
Ogni pagina letta riesce a trasformare riflessioni quotidiane in vere e proprie epifanie. Ogni pensiero, anche il più insignificante, si rivela un momento di introspezione che invita il lettore a fermarsi a riflettere. Un libro che sfida la superficialità e celebra la bellezza nascosta nei dettagli più semplici. Ultra consigliato!
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Beba 08 dicembre 2025Molto toccante
Un libro che non ti aspetti da una giovane poetessa , perché i poeti non sono estinti e lasciano il segno come questo libro . Lo consiglio assolutamente.
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