People are like Seasons - CD Audio di Sophia
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People are like Seasons
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Artista: Sophia (3)Titolo: People Are Like SeasonsEtichetta: City Slang, LabelsFormato: CD, Album, EnhNote: Perfect digipak and disc. Booklet a bit worn on a cornerCondizioni del disco: Near Mint (NM or M-)Condizioni della copertina Near Mint (NM or M-)Numero supporti: 1

Dettagli

  • CD Audio
  • 1
12 gennaio 2004
0724359517605

Valutazioni e recensioni

  • Nella lucidissima definizione di OndaRock il creatore dei NIN, Trent Reznor viene descritto come “L'artista che ha saputo unire la poesia del songwriter più introspettivo, la nevrosi del rocker maledetto, le pulsioni distruttive della musica industriale”, nonché “il punto di incontro perfetto tra il produttore, manipolatore e costruttore di suoni <artificiali> e il musicista rock, con tutta la sua sensibilità poetica, la sua energia, il suo impatto puramente <fisico> e diretto, senza mediazioni, a esprimere un lancinante <mal di vivere>”. Pur con maggiori distinguo è inscrivibile in una identica cornice storiografica, in termini descrittivi il collega Robin Proper-Sheppard. La differenza principale è che mentre la sintesi perfetta e compiuta tra le due “anime”, (rock-industrial e chansonnarìe), si è nel primo caso armonicamente materializzata all’interno del progetto NIN lungo la (finora) straordinaria carriera della citata “one man band”, nel caso di Proper-Sheppard si è articolata in due fasi nettamente distinte, fratturate dal nefasto lutto che ha colpito la storia dei The God Machine e la vita personale di Robin. “Scenes From The Second Storey”, folgorante debut album del trio di San Diego, e il successivo, tristemente postumo ma non meno riuscito “One Last Laugh In A Place Of Dying…”, ritraevano un gruppo capace di creare maestose architetture metal-concettuali, psichedeliche e industrial, ora spaziali e dilatate, icastiche e visionarie, grandiosamente epiche ma non prive di interludi più soffusi e malinconici, sinistramente intrise degli echi di uno scenario “di sfondo” post-industriale con presagi apocalittici, riferimenti sul piano prettamente stilistico che andavano da Stooges, Jane’s Addiction, The Cure a Led Zeppelin, Loop, Sonic Youth. Imprescindibile parlarne per introdurre il discorso sul successivo progetto Sophia, in quanto anche qui siamo in presenza, sul versante più “rock” di un altro talento come pochissimi negli ultimi due decenni se ne sono visti, anche in questo caso l’Autore ha due “anime”: la prima si è dispiegata in quella meravigliosa storia interrotta dei The God Machine, la seconda, quella più affine al concetto del “cantautore” ha trovato espressione nei Sophia: dopo l’insuperabile capolavoro “Fixed Water”, e il successivo (più autocontemplativo e meno drammaticamente teso) “The Infinite Circle”, nonché il live “DeNachten” , il nuovo lavoro “People Are Like Seasons” esprime da un lato l’oggettivo desiderio di ampliare la dimensione stilistica dei Sophia (finora prevalentemente acustici, tessitori di morbidi e tenui quadri intimistici intarsiati di riferimenti autobiografici) il cui raggio d’azione sfiora in taluni episodi certe sonorità “alternative”, o “di confine”, aggiornate agli anni 2000. Il materiale eterogeneo di cui si alimenta questo lavoro, infatti sembra (e forse è) da un lato attinto dai momenti di maggiore ispirazione allineati allo stile (ormai) consolidato dei Sophia, dall’altro riflette la precisa volontà di ridisegnare il profilo artistico del gruppo (passato dall’autoproduzione con la Flower Shop Rec. alla City Slang). Alla prima categoria appartengono “Swept Back”, l’episodio più intimistico e dolce dell’intera collezione, “Holidays Are Nice”, deliziosa divagazione acustica che svela un lato più luminoso e sereno di Proper-Sheppard, e soprattutto “I Left You”, uno dei pezzi da novanta di quest’opera, suìte beatlesiana per pianoforte, archi, percussioni e voce, inconfondibile, ora bassa e un po’ “torpida” ora alta e acuta, cristallina (memore dello stile “Art-Pop” dei Flaming Lips, oltre che dei citati Jane’s Addiction), forse la canzone più poetica e intensa della raccolta. D’altra parte laddove i Sophia esplorano territori nuovi (per gli standard, altissimi di classicità ai quali ci avevano abituati) sembrano perfettamente a loro agio, anche se ne risulta smorzata la tensione lirica: “Desert Song No 2” parte lenta, dolcissima, sussurrata, per crescere, sempre lentamente fino alla deflagrazione quasi noise, a volumi altissimi, in stile post-rock, la successiva “Darkness (Another Shade In Your Black)” suona come una pop-song d’Autore ammantata delle sonorità della scena di Bristol: reiterativa, potente, con voce prima distorta, poi quel ritornello perfetto (“I will drawn into you”), non convincerà subito critica e pubblico, ma apre un netto varco verso un “futuro”: quello che invece convincerà sin da subito è il singolo apripista, “Oh My Love”: gioiellino pop, di finissima fattura che fa riaffiorare il ricordo di dEUS e The Smiths, perfetto per divenire un hit da classifica. Dalla messa in scena dello stile di Nick Drake nel contesto sonico del rock/metal d’avanguardia (Sonic Youth, Neurosis…) alla messa a nudo dell’anima nei Sophia questo disco, parzialmente (e necessariamente) incompiuto, ammanta i Sophia di una nuova più sofisticata e meno essenziale “veste” sonora, e si colloca come una nuova, emozionante “opera aperta”.

Brani

Disco 1

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1 Oh My Love
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2 Swept Back
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3 Fool
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4 Desert Song No. 2
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5 Darkness (Another Shade In Your Black)
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6 If A Change Is Gonna Come...
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7 Swore To Myself
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8 Holidays Are Nice
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9 I Left You
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10 Another Trauma
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