Forse il maggior esito narrativo di una scrittrice singolare e grandissima, "Il Planetario" è un punto d'approdo della grande linea del romanzo psicologico moderno, da Dostoevskij a Proust a Joyce. Nell'anno in cui apparve, il 1959, Nathalie Sarraute così chiariva ne "Les Lettres Francaises" la propria ricerca letteraria: "Io studio i movimenti psicologici in formazione, allo stato nascente per così dire: azioni non percepibili in maniera chiara e diretta, perché passano rapidissimamente ai limiti della coscienza. Eppure sono proprio queste azioni invisibili ma ben reali quelle che danno senso ai nostri atti e alle nostre parole." Ecco perché "Il Planetario", come l'intera opera della Sarraute, fuoriesce dai quadri del romanzo tradizionale: la psicologia in esso ben definita, basata sull'analisi dei sentimenti e del carattere dei personaggi, si decompone e frantuma nella micropsicologia di quegli stati psichici in rapido movimento, in quei sussulti pressoché incoscienti che la scrittrice ha chiamato "tropismi", intitolando ad essi il suo primo libro. I personaggi de "Il Planetario" si sfaldano e decalcificano nel gioco del contraddittorio e perpetuo fluire dei loro tropismi; ma proprio registrando il ritmo dei loro impulsi sottintesi, delle movenze e dissolvenze della loro vita interiore, la Sarraute perviene a svelarci chi essi siano veramente: che cosa dissimulino muovendosi nel "planetario", ossia nell'artefatto microcosmo di luoghi comuni che si sono costruiti sulla loro misura. Sotto l'occhio indiscreto di questa macchina da presa piazzata "ai limiti" della coscienza", viene alla luce la nevrosi sociale di un'umanità ossessionata dalle cose amate come creature viventi, emerge il nonsenso di un mondo anonimo che fissa gli individui nella loro reciproca indifferenza.
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<p>Collana ''Impronte'' - Brossura editoriale con bandelle, 259 pagine. Traduzione dal francese di Oreste Del Buono. Minimi segni del tempo esterni; timbro di campione omaggio al frontespizio; nel complesso ottima copia -- Forse il maggior esito narrativo di una scrittrice singolare e grandissima, ''Il Planetario'' &egrave; un punto d'approdo della grande linea del romanzo psicologico moderno, da Dostoevskij a Proust a Joyce. Nell'anno in cui apparve, il 1959, Nathalie Sarraute cos&igrave; chiariva ne ''Les Lettres Francaises'' la propria ricerca letteraria: ''Io studio i movimenti psicologici in formazione, allo stato nascente per cos&igrave; dire: azioni non percepibili in maniera chiara e diretta, perch&eacute; passano rapidissimamente ai limiti della coscienza. Eppure sono propio queste azioni invisibili ma ben reali quelle che danno senso ai nostri atti e alle nostre parole.'' Ecco perch&eacute; ''Il Planetario'', come l'intera opera della Sarraute, fuoriesce dai quadri del romanzo tradizionale: la psicologia in esso ben definita, basata sull'analisi dei sentimenti e del carattere dei personaggi, si decompone e frantuma nella micropsicologia di quegli stati psichici in rapido movimento, in quei sussulti pressoch&eacute; incoscienti che la scrittrice ha chiamato ''tropismi'', intitolando ad essi il suo primo libro. I personaggi de ''Il Planetario'' si sfaldano e decalcificano nel gioco del contraddittorio e perpetuo fluire dei loro tropismi; ma proprio registrando il ritmo dei loro impulsi sottintesi, delle movenze e dissolvenze della loro vita interiore, la Sarraute perviene a svelarci chi essi siano veramente: che cosa dissimulino muovendosi nel ''planetario'', ossia nell'artefatto microcosmo di luoghi comuni che si sono costruiti sulla loro misura. Sotto l'occhio indiscreto di questa macchina da presa piazzata ''ai limiti'' della coscienza'', viene alla luce la nevrosi sociale di un'umanit&agrave; ossessionata dalle cose amat
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