Qualche piccola libertà che non ho totalmente apprezzato della nuova traduzione, poco toglie a quello che rimane uno dei migliori libri di Philip Roth. Portnoy, anche nell'edizione riveduta e recente di Adelphi, rimane acquisto obbligato.
Portnoy
«Questo libro rischia di provocare un secondo Olocausto» scrisse all’uscita di «Portnoy» uno studioso generalmente posato come Gershom Scholem. La profezia fortunatamente non era fatta per avverarsi, ma è difficile negare che da allora il monologo di Alexander Portnoy abbia investito, e travolto, tutto quanto ha incontrato sul suo cammino. A cominciare dalle abitudini dei lettori, e dalla loro percezione di cosa possa, e soprattutto non possa, raccontare un libro. Poi, gran parte delle idee ricevute sui cosiddetti rapporti fra maschi e femmine, su noialtri quaggiù e le varie forme che diamo all’entità lassù. La vertigine comincia subito, quando chi legge pensa di affrontare il resoconto senza censure di una seduta analitica – cosa che, molto più di quanto si pensi, è vera – e si ritrova in mano un tipo diverso, e almeno altrettanto scabroso, di materiale: quello della «standup» più divertente e irrefrenabile mai messa sulla pagina; da cui si esce barcollando, e senza essere certi di volerne veramente uscire. Dopo molti anni, e infinite repliche, lo spettacolo aveva però bisogno di un nuovo allestimento, che qui presentiamo invitandovi alla prima. Prima di assumere la sua forma attuale, il materiale di «Portnoy» è stato varie altre cose – fra cui un commento parlato alle diapositive di zone erogene illustri, che Kenneth Tynan avrebbe voluto inserire nel suo celeberrimo e allora sacrilego musical «Oh, Calcutta!» Solo dopo lunghi ripensamenti il monologo ha finito per diventare, nel 1969, il quarto libro di Philip Roth (1933-2018). Quello della sua consacrazione (o sconsacrazione): e anche quello da cui, inevitabilmente, Adelphi comincia la pubblicazione di tutte le sue opere.
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Lingua:Italiano
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Recensioni pubblicate senza verifica sull'acquisto del prodotto.
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manu 05 aprile 2026capolavoro
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Francesca 04 febbraio 2026Riflessioni lamentose
Il (lamento) di Portnoy di Philip Roth è un romanzo irriverente e provocatorio, in cui il protagonista racconta senza filtri le sue ossessioni sessuali e familiari. Con uno stile diretto e spesso comico, Roth esplora conflitti interiori, identità e tabù culturali, creando un ritratto intenso e controverso della psiche ebraica americana.
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Manu 23 gennaio 2026Roth
Traduzione impeccabi
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