Povera gente
«Ho paura anche solo di gettare uno sguardo al mio futuro. Ho sempre degli strani presentimenti e vivo in una specie di nebbia.»
Un misero impiegato, Makar, e una sartina infelice, Varen'ka; tra loro un rapace uomo di mezza età e, sullo sfondo, la Pietroburgo degli ultimi, fatta di stanze in affitto, abiti logori, occhi affamati, rumori e odori. È con questa storia di un'umanità struggente e meschina che Dostoevskij fa il suo esordio letterario. La vicenda - affidata alle lettere che i due si scambiano - asseconda il gusto dell'epoca, ma va ben oltre il realismo sociale: Povera gente (1846) è un'opera densa e sensuale, una riflessione sull'essere scrittore che già fa intravedere l'ombra dei futuri "grandi peccatori" dostoevskiani. Prefazione di Igor Sibaldi.
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Anno edizione:2026
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