Presente continuo
Un uomo osserva, ragiona. Il suo occhio è acutissimo. È immerso nel paesaggio, o nei reticoli della città e sembra quasi dimentico di se stesso. Quello che lo attrae è il mondo esterno, nella sua storicità, nella sua architettura, e dunque nel suo essersi costruito passo su passo realizzando un tutto variegato, da cui l’osservatore è catturato. Gli oggetti sembrano dilatarsi e diventare altro, in una sorta di strana geografia esattissima e ansiosa. E in quel paesaggio, in quella realtà esterna minuziosamente indagata, anche la vita emotiva dell’osservatore “trasmigra” e si moltiplica nel mare delle cose e della folla. Massimo Dagnino è poeta di singolare qualità e di particolarissime ossessioni. Disegnatore abilissimo, porta sulla pagina l’esattezza tenace e il perfezionismo che ne caratterizzano il tratto. C’è una sorta di furore matematico nel suo procedere, nel suo incontrare “strane architetture” e nel suo darne conto in versi variabili e sempre efficaci, duttili eppure asciuttissimi, e in un tono in apparenza del tutto freddo e razionale, come oggettivo. Al di là della sua vicinanza con altri autori del nostro tempo, la sua voce è del tutto autonoma e dunque molto originale.
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Anno edizione:2019
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