La campana di vetro suscitava in me alte aspettative, soprattutto conoscendo la trama e le importanti tematiche trattate: la salute mentale e la condizione femminile nell'America della metà del secolo scorso. Il libro, tuttavia, ha rappresentato una delusione totale: lo stile è melenso e il contenuto manca, a mio avviso, di un singolo evento che valga la pena di essere ricordato. Il ricovero psichiatrico poteva rappresentare il punto di svolta, ma ritengo fallimentare il tentativo di descrivere la sofferenza di una protagonista con cui è difficile entrare in empatia. Non c'è alcun tipo di specificità nel romanzo, ma solo un'aria di ambiguità che lo permea da inizio a fine, sollevando sempre più domande; al di là della splendida metafora della campana di vetro che dà il titolo all'opera, cosa sente realmente Esther, cosa fa per guarire, cosa fanno i medici che la tengono in cura per favorirne un miglioramento? L'insufficienza della medicina dell'epoca fa rabbia, l'incapacità di indagare a fondo le più autentiche sensazioni della ragazza altrettanto. L'insistenza sugli aspetti mondani, che reclama forse a gran voce un ruolo primario per le donne in una società maschilista, favorisce la convinzione che la protagonista si perda nella sua stessa superficialità, incapace di trovare la sua strada. Il finale, caratterizzato da un forte alone pessimistico, non offre speranze né soluzioni: alla campana di vetro non sembra esserci alternativa, in una conclusione che prelude forse alla tragica esperienza dell'autrice stessa.
La campana di vetro. Ediz. illustrata
Un libro iconico, coraggioso, che tocca temi ineludibili come la parità di genere e la salute mentale, qui accompagnato dalle illustrazioni di Anastasia Stefurak, eleganti nel tratto quanto emotivamente coinvolgenti, ispirate a foto, poster, riviste, moda e stile, design industriale e di interni, oltre che a film americani degli anni Sessanta.
In un albergo di New York per sole donne, Esther, diciannovenne di provincia, studentessa brillante, vincitrice di un soggiorno offerto da una rivista di moda, incomincia a sentirsi «come un cavallo da corsa in un mondo senza ippodromi». Intorno a lei, sopra di lei, l'America spietata, borghese e maccartista degli anni Cinquanta. Un mondo alienato, una vera e propria campana di vetro che schiaccia la protagonista sotto il peso della sua protezione, togliendole a poco a poco l'aria. L'alternativa sarà abbandonarsi al fascino soave della morte o lasciarsi invadere la mente dalle onde azzurre dell'elettroshock. Pubblicato nel 1963, un mese prima del suicidio dell'autrice, La campana di vetro è l'unico romanzo di Sylvia Plath. Fortemente autobiografico, narra con stile limpido e teso e con agghiacciante semplicità le insipienze, le crudeltà incoscienti, i tabù capaci di stritolare qualunque adolescenza nell'ingranaggio di una normalità che ignora la poesia.
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Anno edizione:2023
Recensioni pubblicate senza verifica sull'acquisto del prodotto.
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Armando 01 ottobre 2026Delusione totale
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Ester 19 agosto 2026
Uno dei miei personaggi della letteratura preferiti. Esther Greenwood è l’alter ego di Sylvia Plath ma è anche così realistica nei suoi tormenti, nei suoi pensieri e nelle sue esperienze che non si può non identificarsi con lei. Mi ha accompagnata in questo inizio Estate, e appena finito mi è già venuta voglia di rileggerlo.
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Hellen 11 agosto 2026Fighting for yourself
Il dolore di essere mal incastrati nel proprio tempo, la fatica di sentirsi diversi, la forza e la sofferenza di voler essere se stessi. Quando il tuo vivere non corrisponde al sentire comune è facile perdersi, ma si può sempre ritrovarsi. La salute mentale non è negoziabile. Controcorrente, indipendente, all'avanguardia, consapevole e fragile: Sylvia Plath.
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