Alzarsi all'alba è un titolo efficace per raccontare storie di fatica, in molteplici accezioni: fatica come sforzo, difficoltà, dedizione, sacrificio, e così via. Sono storie di persone comuni, come pescatori, panettieri, insegnanti, come i "cristezanti", i portatori dei Cristo lignei in processione, ma anche storie speciali di campioni dello sport, di istituzioni all'avanguardia, o dello stesso autore, tutte caratterizzate appunto dalla fatica di raggiungere un traguardo, un obiettivo, o semplicemente di portare a termine la giornata. Alcune di queste stupiscono per la loro "unicità", se così si può dire, mentre per altre mi viene da pensare a chissà quante situazioni simili - e purtroppo anonime e in contesti difficili - ci sono un po' ovunque. Una lettura da affrontare con buona predisposizione d'animo, perché solo così fa cogliere il messaggio di speranza sotteso ai racconti, altrimenti rischia di lasciare una sensazione di avvilimento.
Alzarsi all'alba
Nell’epoca del tutto e subito, Mario Calabresi ci invita a riscoprire il valore del tempo, della pazienza e della costanza attraverso un mosaico di vite che meritano di essere viste e riconosciute, anche quando la fatica non è una scelta ma un gesto estremo d’amore. Ci conduce così, senza retorica, ma con lo sguardo attento e partecipe del grande giornalista, in un nuovo viaggio, pieno di speranza.
Viviamo nel tempo della comodità, dove ogni cosa è studiata per sembrarci facile. Ci siamo illusi che ogni traguardo possa essere raggiunto con il minimo sforzo, che le scorciatoie siano vie preferenziali e la velocità un sinonimo di successo. Eppure, per milioni di persone la fatica non è solo una compagna di vita quotidiana, ma una cifra essenziale dell’esistenza, «figlia del senso del dovere, della responsabilità, dell’amore per la propria professione». È un giovane allenatore che insegna ai bambini la bellezza di essere tenaci, un marito che da venticinque anni si prende cura della moglie malata, un papà che corre le ultramaratone perché solo così ritrova la figlia che ha perduto, una donna che a 89 anni ogni mattina porta i fiori al marito e pulisce i bagni del cimitero perché tutti li trovino accoglienti e poi corre a infornare le focacce nel suo ristorante. E ancora, è un maestro di pianoforte che è salito nelle vigne del padre per non sprecare una vita di sacrifici, una restauratrice che coltiva la pazienza per salvare la bellezza, tutti coloro che fanno parte della pattuglia dell’alba che fa funzionare il mondo. «La fatica la devi adorare» ha detto Veronica, giovane atleta paralimpica, prima di sfidare la sabbia e l’acqua gelata del mare per allenarsi. Le sue parole, così audaci e controcorrente, sono state la scintilla che ha messo in moto questo libro.
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Anno edizione:2025
Recensioni pubblicate senza verifica sull'acquisto del prodotto.
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ormos 23 agosto 2026
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elicara 29 luglio 2026Ogni parola è un tesoro dal valore inestimabile
Sì, lo so, sono ripetitiva, ma i libri di Calabresi lasciano il segno. Mi piacciono talmente tanto che mi vedo costretta a rallentare mentre li leggo perchè non voglio che finiscano. Questo in particolare mi ha colpito fin dalle prime parole scritte. Il concetto di fatica, di meritarsi le cose, di lottare per averle mi trova d'accordo al 1000 per mille e ogni storia raccontata lascia un segno. Mentre lo leggo, e lo rileggo, penso di appuntarmi delle frasi, alcune parole perchè dentro di me ripeto 'esatto, è proprio così' o ancora 'ma quant'è vero?'. Da leggere senza ombra di dubbio.
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Ely 30 aprile 2026Tante vite, una grande lezione
Questo libro è un mosaico di vite e di scelte quotidiane che mostra come la fatica non sia da rifuggere, ma anzi, da perseguire e come da essa si possa arrivare a quella felicità che la vita concede, come ritrovare il piacere di alzarsi presto, di vedere il mondo, prima che il mondo stesso si attivi. Una scelta formale mi ha colpito e la trovo significativa: una parola all’inizio di ogni capitolo, accompagnata dalla sua definizione. Non è un vezzo stilistico ma un dispositivo interpretativo. Ogni lemma apre una sfaccettatura della natura umana che fatica per ottenere ciò che ha: la rivalsa dopo una malattia, il brandello di felicità conquistato con fatica, la tenacia di chi mantiene vive o di rinnovare tradizioni che rischiano di scomparire, il gesto quotidiano di chi tiene un bar in memoria di un marito amato. Quella parola è lente d’ingrandimento: concentra il tema e orienta la lettura, dandoci un ulteriore lezione da imparare. La prosa di Calabresi è misurata e intima. Racconta semplicemente e schiettamente, alterna storie di vita vissuta a ritratti di persone comuni che l’autore e giornalista ha incontrato e intervistato. Mario Calabresi, con una scrittura concreta, accogliente ed elegante, smonta i ritmi e le mode del nostro tempo: mette in crisi il culto del tutto e subito e restituisce valore alla fatica, allo sforzo, alla dedizione fisica e intellettuale. Qui la pazienza testarda non è mera virtù retorica, ma condizione necessaria per raggiungere traguardi che acquistano così un significato più pieno e duraturo. L’autore mostra, con qualche piccolo commento personale, ma limitato, lascia che siano le persone con le loro storie a parlare. Si configura una filosofia di vita un elogio alla fatica, una lezione di vita che avrebbe bisogno di essere letta e interiorizzata
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