un’opera contente scritti/pensieri tratti dai diari di Pavese. Un piccolo affaccio sulla sua mente.
Il mestiere di vivere. Diario (1935-1950)
Amaro, disperato, violento, ironico, raramente sereno, Pavese consegna al lettore una meditazione sulla vita, sui sogni, sui ricordi e sull'arte condotta con rigore intellettuale e morale.
«Per Pavese la letteratura è mestiere, la poesia è mestiere, la vita è mestiere» – Domenico Starnone
Iniziato il 6 ottobre 1935 durante i giorni del confino politico, Il mestiere di vivere accompagna Cesare Pavese fino al 18 agosto 1950, nove giorni prima della sua morte, e diventa a poco a poco il luogo cui affidare i pensieri sul proprio mondo di scrittore e di uomo e, soprattutto, le confessioni ultime su quei drammi intimi che laceravano la sua esistenza. Amaro, disperato, violento, ironico, raramente sereno, Pavese consegna al lettore una meditazione sulla vita, sui sogni, sui ricordi e sull'arte condotta con rigore intellettuale e morale; e allo stesso tempo, pagina dopo pagina, testimonia con lucidità la sua incessante autoedificazione poetico-letteraria, l'evoluzione di un personale mestiere di vivere. Introduzione a cura di Domenico Starnone. Edizione condotta sull'autografo a cura di Marziano Guglielminetti e Laura Nay. Con una nota introduttiva di Cesare Segre; un ampio apparato di note; la cronologia della vita e delle opere; l'antologia della critica.
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Autore:
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Anno edizione:2020
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Formato:Tascabile
Recensioni pubblicate senza verifica sull'acquisto del prodotto.
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JB 08 settembre 20265/5
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Martina 17 febbraio 2026BELLISSIMO
Un Laboratorio dell'Anima Il diario copre gli anni che vanno dal confino politico a Brancaleone Calabro (1935) fino a pochi giorni prima del suicidio a Torino (agosto 1950). In queste pagine, Pavese non annota banali fatti quotidiani, ma seziona i suoi pensieri su: La Letteratura: Riflessioni profonde sulla tecnica narrativa, sul mito e sullo stile. L'Amore: Il tormento del fallimento sentimentale e l'incapacità di trovare un equilibrio con l'altro sesso. La Morte: Un "vizio assurdo" che lo accompagna come un'ombra costante, analizzato con una freddezza che mette i brividi. Lo Stile: La Scure della Verità Pavese scrive per frammenti, aforismi e brevi paragrafi. La lingua è asciutta, priva di decorazioni, quasi crudele nella sua precisione. È "il mestiere" del titolo: l'analisi metodica, quasi artigianale, di come si sta al mondo quando non ci si sente mai del tutto a casa.
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Ossidiana 14 febbraio 2025Cinque stelle non bastano
Premesso che amo Pavese, questa raccolta contiene tante piccole perle che andrebbero lette almeno una volta nella vita. Esse permettono al lettore di instaurare un legame ancora più profondo con l'autore, facendo emergere quelle che sono le sue complessità e fragilità. È uno di quei libri che bisognerebbe assolutamente avere nella propria libreria. Detto questo, niente, Pavesino te se ama.
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