Luis Sepúlveda costruisce un piccolo capolavoro di misura e tenerezza. Al centro c’è un uomo semplice, immerso nella foresta amazzonica, che trova nei romanzi d’amore una forma di resistenza alla solitudine e un modo per tenere insieme memoria e desiderio. La scelta di Sepúlveda è limpida: raccontare la grandezza del mondo naturale attraverso lo sguardo di chi lo abita con rispetto, non con dominio. La prosa è asciutta e poetica insieme. Sepúlveda evita l’enfasi e preferisce la precisione delle immagini: poche frasi, ben piazzate, che restituiscono il ritmo della giungla, il silenzio degli animali, la fatica quotidiana degli uomini. Questo registro rende il libro immediato e insieme profondamente meditato: non è un trattato ambientalista, ma una storia che parla di empatia, di perdita e di responsabilità. Tematicamente il romanzo lavora su due fronti che si intrecciano. Da un lato la natura come luogo di conoscenza pratica, sapiente e non antropocentrica; dall’altro la civiltà che avanza con le sue logiche di sfruttamento, incomprensione e violenza. Sepúlveda non demonizza i personaggi che rappresentano il progresso, ma mette in luce le conseguenze delle loro scelte, mostrando come la distanza culturale generi incomprensione e tragedia. Il protagonista è tratteggiato con grande umanità: la sua passione per i romanzi d’amore non è un vezzo, ma un modo per conservare un’umanità che la durezza della vita potrebbe consumare. La relazione con la foresta e con gli animali diventa specchio di una morale semplice ma ferma: rispetto, cura, responsabilità. La figura del predatore che incarna la minaccia è anche simbolo di un equilibrio rotto, e la narrazione sa rendere la tensione tra vendetta e pietà senza cadere nella retorica. Questo libro risulta una lettura intensa e commovente: un invito a guardare la natura con occhi diversi e a riconoscere nella semplicità quotidiana una forma di saggezza.
Il vecchio che leggeva romanzi d'amore
Il vecchio Antonio José Bolivar vive ai margini della foresta amazzonica equadoriana. Vi è approdato dopo molte disavventure che non gli hanno lasciato molto: i suoi tanti anni, la fotografia sbiadita di una donna che fu sua moglie, i ricordi di un'esperienza, finita male, di colono bianco e alcuni romanzi d'amore che legge e rilegge nella solitudine della sua capanna sulla riva del grande fiume. Ma nella sua mente, nel suo corpo e nel suo cuore è custodito un tesoro inesauribile, che gli viene dall'aver vissuto "dentro" la grande foresta, insieme agli indios shuar: una sapienza particolare, un accordo intimo con i ritmi e i segreti della natura che nessuno dei famelici gringos saprà mai capire.
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Edizione:34
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Anno edizione:2016
Recensioni pubblicate senza verifica sull'acquisto del prodotto.
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Ely 11 maggio 2026Un libro su due fronti
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Alessia 13 agosto 2025Una bella scoperta
Breve ma intenso, ha una storia intrigante che trasmette tanto. La scrittura è molto scorrevole.
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Ivana Miravalle 30 giugno 2025Imperdibile
Un romanzo riletto volentieri a distanza di anni, tanto piacevole era stato il primo impatto. Profondo, a tratti crudo, ma costantemente emozionante e riflessivo. Veloce per il lettore appassionato che, come a volte accade, incontra un periodo di stallo e cerca qualcosa di valido e soprattutto ben scritto per sbloccarsi. Assolutamente consigliato!
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