E’ una storia piena di vita e di forza, una storia che ci racconta di un rione romano, Ponte - Parione, che ora vediamo animato di turisti ma che al tempo della nostra storia – intorno al 1950 – trasudava miseria. Fra vicoli bui e poveri odori di sporcizia e di vita quotidiana, spicca la serena compostezzadi alcune figure: la piccola Lella, che vuole studiare e non le è permesso farlo; il suo papà, che fa di tutto perché la sua famiglia esiliata in periferia torni a vivere nel centro di Roma; la mamma Teresa, spesso sola davanti alle difficoltà e alle disgrazie che le segnano la vita. Con un’attenzione giornalistica ma personale e affettuosa al rione e ai suoi abitanti, Mario De Quarto ci guida attraverso i cambiamenti urbanistici e più ancora in quelli sociali che coinvolgono e sconvolgono il suo piccolo mondo compreso fra la Scuola Cadlolo, Via dei Coronari e Lungotevere Tor di Nona. In una Roma ancora segnata dalla guerra ma viva e appassionata, l’attenzione al tema del sociale si fa strada grazie al coraggio di chi abbraccia nuove professioni, come quella dell’assistente sociale – nel libro, ne conosciamo una: la giovane Rosanna, che entra nella vita di molte famiglie del quartiere con rispetto, gentilezza e determinazione. Nell’intreccio delle vicende individuali e collettive, le persone si riscattano in parte dai loro stracci con il lavoro e la capacità di reinventarsi, da robivecchi ad antiquari. Tutto questo ha però un prezzo altissimo: la perdita parziale della propria identità con il trasferimento delle famiglie in case nuove, pulite, moderne ma lontanissime dal quartiere. De Quarto racconta, con la freschezza di Dario bambino e la profondità di Mario adulto, senza rinnegare quel che è stato e con la malinconia del disincanto,una stagione della sua vita e della nostra storia, quando sperare nei miracoli era spesso l’unica salvezza. ***
Speravamo nei miracoli. Il dopoguerra in un rione di Roma
Qui si raccontano storie che si sono svolte tra il 1954 e il 1965 nel cuore di Roma, tra piazza Navona e castel Sant'Angelo. Storie di artigiani e "stracciaroli", preti e assistenti sociali, osti e maestri di scuola. E di una famiglia povera come tante: un padre imbianchino, una madre sballottata dagli eventi, una bambina che sogna svezzando i fratellini, la realtà che incombe. Attraverso gli occhi dei fanciulli rivive un paesaggio di edifici cadenti, muri scrostati, vicoli umidi e maleodoranti. Un mondo misero dove la speranza è fede religiosa, l'assistenza è opera di carità. Ma in pochi anni molte cose cambiano: arrivano la Tv, la plastica, l'automobile per (quasi) tutti. A via dei Coronari esplode la febbre dell'antiquariato. Spuntano decine di negozi di mobili antichi, e altrettante botteghe di restauratori. Le chiese cominciano a svuotarsi, i vecchi abitanti emigrano nei quartieri moderni, quelli con l'acqua calda nelle case. È la società dei consumi. Tutto questo è raccontato miscelando storie orali, ricerche sui giornali, documenti originali, frammenti di antiche emozioni. Ne è venuto fuori qualcosa che non è romanzo né saggio né semplice cronaca. È, semplicemente, l'eco della vita di un popolo che non c'è più.
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Anno edizione:2014
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CHIARA BELARDELLI 04 luglio 2014
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