Analizzare e affrontare il tema dei Balcani e delle guerre jugoslave è uno dei capitoli più complessi e difficili della storia del '900 europeo. Si mischiano in quel calderone una serie di temi spaventosamente vari ed intrecciati: il senso del tradimento, la voglia di indipendenza, di riscatto, la paura del diverso, l'orgoglio, la fierezza... La Usón riesce in questo romanzo, che si capisce avere alle spalle una solida indagine storica, a dare un punto di vista differente sfruttando l'episodio del suicidio della figlia di una delle figure più terribili della storia recente, Ratko Mladić. Anche se il tema delle guerra è sempre presente e decisamente affrontato - con tutte le contraddizione del caso che la guerra porta ogni volta con sé - il punto focale del libro è il rapporto tra padre e figlia e il deteriorarsi di questo rapporto fino all'episodio terribile del suicidio di Ana. Un libro che potremmo collocare a metà strada tra la Banalità del male di Hannah Arendt e L'Avversario di Emmanuel Carrère. Clara Usón ci mostra, infatti, un Mladić affettuoso padre di famiglia, enormemente legato alla figlia Ana, un militare devoto alle regole che, se una serie di eventi non avessero preso la piega sbagliata, probabilmente ora sarebbe in pensione a godersi i nipoti. Ma ci mostra allo stesso tempo l'abisso in cui il generale precipita strascinando in maniera irreparabile la figlia: un abisso di violenza gratuita, odio, e infami crimini contro l'umanità, costantemente contornato da un alone di menzogne e bugie per cercare di lasciare la sua famiglia al di fuori di quell'orrore. Come per la Arendt e Carrère, il pregio di questo libro di Clara Usón sta nel ricordarci che il male si nasconde dietro persone comuni, che non sono demoni o diavoli, ma affettuosi padri di famiglia, che amano i pic-nic con moglie e figli e che molto spesso sono oltremodo devoti al loro lavoro.
La figlia
Un romanzo sulla colpa, sull'amore filiale e sul peso della Storia. Clara Usón ricostruisce gli ultimi mesi di Ana Mladić, figlia del generale Ratko Mladić, intrecciando documentazione e invenzione narrativa. Il dramma privato di una giovane donna diventa così il punto d'accesso alla tragedia della guerra nei Balcani e a una domanda lacerante: fino a che punto possiamo sottrarci alle colpe dei nostri padri?
Ana è una ragazza estroversa, allegra, brillante. È la migliore alunna del corso di medicina a Belgrado, è amata dagli amici, è l'orgoglio di suo padre, il generale Ratko Mladic, che lei ricambia con una devozione assoluta. Un viaggio a Mosca è l'occasione per passare alcuni giorni in giro per una grande città con il solo pensiero di divertirsi. Invece al ritorno Ana è cambiata. È triste e taciturna. Una notte afferra una pistola, quella a cui il padre tiene di più, e prende una decisione definitiva. Ha solo ventitré anni. Cosa è successo a Mosca, tra corteggiamenti e feste, in compagnia degli amici più cari? Nelle allusioni e nelle accuse dirette Ana ha intravisto nel padre una figura spaventosa. Quello che per lei è un eroe e un genitore premuroso, per tutti gli altri è un criminale responsabile dei maggiori eccidi del dopoguerra: l'assedio di Sarajevo, la pulizia etnica in Bosnia, il massacro di Srebrenica. Crimini che lo porteranno a essere accusato di genocidio, in un processo che dopo una lunga latitanza ha avuto inizio nel maggio 2012. Pochi casi come quello di Ana rivelano in tutta la sua oscura profondità una condizione, la perdita dell'innocenza, al tempo stesso individuale e collettiva.
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Anno edizione:2013
Recensioni pubblicate senza verifica sull'acquisto del prodotto.
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DottorGonzi 09 settembre 2026Padre e figlia...
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LaTati 07 maggio 2026Tra storia e fantasia
Un potente intreccio tra storia recente e tragedia familiare. La figlia di un feroce generale serbo si scontra con una verità insostenibile, squarciando il velo di un’adorazione cieca. Clara Usón esplora il paradosso di un uomo capace di estrema crudeltà in guerra e di infinito amore in famiglia, fino all'inevitabile corto circuito finale. Un racconto sulla perdita dell'innocenza e sul peso insostenibile dell'eredità paterna.
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Una lettrice appassionata 13 aprile 2025Un romanzo duro, ma necessario
Ana Mladic, figlia del generale serbo Ratko Mladic, si toglie la vita sparandosi alla testa all'età di 23 anni. Cosa c'è dietro quel gesto? Che cosa ha spinto una ragazza solare a un passo dalla laurea in medicina a interrompere bruscamente e violentemente la propria esistenza? Dopo un lavoro di ricerca durato tre anni, Clara Usón ci restituisce un romanzo intenso che alterna i capitoli dedicati alla vicenda romanzata di Ana a quelli dedicati ai fatti e ai personaggi storici che hanno caratterizzato i conflitti nei Balcani degli anni '90. Personaggi storici che sono stati accusati per i crimini commessi contro l'umanità e che, di fronte a accuse tanto gravi, non hanno mostrato un benché minimo senso di pentimento. Un romanzo duro, doloroso e a tratti molto crudo che ci costringe a riflettere su chi siamo, sul senso della cultura nazionalista, sull'orrore della guerra civile, sul trauma di conoscere verità che mai ci saremmo aspettati di dover affrontare: tematiche che, nonostante riguardino un capitolo della storia europea che ha più di trent'anni, si adattano purtroppo perfettamente alla contemporaneità.
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