Un potente intreccio tra storia recente e tragedia familiare. La figlia di un feroce generale serbo si scontra con una verità insostenibile, squarciando il velo di un’adorazione cieca. Clara Usón esplora il paradosso di un uomo capace di estrema crudeltà in guerra e di infinito amore in famiglia, fino all'inevitabile corto circuito finale. Un racconto sulla perdita dell'innocenza e sul peso insostenibile dell'eredità paterna.
La figlia
Ana è una ragazza estroversa, allegra, brillante. È la migliore alunna del corso di medicina a Belgrado, è amata dagli amici, è l'orgoglio di suo padre, il generale Ratko Mladic, che lei ricambia con una devozione assoluta. Un viaggio a Mosca è l'occasione per passare alcuni giorni in giro per una grande città con il solo pensiero di divertirsi. Invece al ritorno Ana è cambiata. È triste e taciturna. Una notte afferra una pistola, quella a cui il padre tiene di più, e prende una decisione definitiva. Ha solo ventitré anni. Cosa è successo a Mosca, tra corteggiamenti e feste, in compagnia degli amici più cari? Nelle allusioni e nelle accuse dirette Ana ha intravisto nel padre una figura spaventosa. Quello che per lei è un eroe e un genitore premuroso, per tutti gli altri è un criminale responsabile dei maggiori eccidi del dopoguerra: l'assedio di Sarajevo, la pulizia etnica in Bosnia, il massacro di Srebrenica. Crimini che lo porteranno a essere accusato di genocidio, in un processo che dopo una lunga latitanza ha avuto inizio nel maggio 2012. Pochi casi come quello di Ana rivelano in tutta la sua oscura profondità una condizione, la perdita dell'innocenza, al tempo stesso individuale e collettiva.
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Anno edizione:2013
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LaTati 07 maggio 2026Tra storia e fantasia
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Una lettrice appassionata 13 aprile 2025Un romanzo duro, ma necessario
Ana Mladic, figlia del generale serbo Ratko Mladic, si toglie la vita sparandosi alla testa all'età di 23 anni. Cosa c'è dietro quel gesto? Che cosa ha spinto una ragazza solare a un passo dalla laurea in medicina a interrompere bruscamente e violentemente la propria esistenza? Dopo un lavoro di ricerca durato tre anni, Clara Usón ci restituisce un romanzo intenso che alterna i capitoli dedicati alla vicenda romanzata di Ana a quelli dedicati ai fatti e ai personaggi storici che hanno caratterizzato i conflitti nei Balcani degli anni '90. Personaggi storici che sono stati accusati per i crimini commessi contro l'umanità e che, di fronte a accuse tanto gravi, non hanno mostrato un benché minimo senso di pentimento. Un romanzo duro, doloroso e a tratti molto crudo che ci costringe a riflettere su chi siamo, sul senso della cultura nazionalista, sull'orrore della guerra civile, sul trauma di conoscere verità che mai ci saremmo aspettati di dover affrontare: tematiche che, nonostante riguardino un capitolo della storia europea che ha più di trent'anni, si adattano purtroppo perfettamente alla contemporaneità.
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L'argomento di questo romanzo era potenzialmente interessantissimo,un materiale ancora incandescente che richiedeva però mani più esperte per tradurlo su carta. In breve è la storia di Ana Mladic, figlia del boia di Srebrenica (Ratko), suicidatasi improvvisamente nel 1994, forse dopo aver scoperto il lato più oscuro del padre. Questa vicenda si innesta nella storia più ampia della Jugoslavia e delle ultime guerre che hanno portato alla divisione del paese. Tuttavia il risultato è deficitario:la prima parte è per lunghi tratti imbarazzante per lo stile,né letterario né cronachistico,semplicemente scialbo e segue la protagonista in Russia con amici mantenendo un alone di mistero (francamente inutile) sulla sua identità con lei che difende strenuamente le ragioni della Serbia. Poi nella seconda parte vi è una grande (e discutibile) cesura nel romanzo,la storia viene raccontata da un amico/innamorato di Ana e, anche se sembra procedere meglio, forse perché si allarga l'orizzonte sugli eventi non più solo personali, si rimane un po'spiazzati da questo brusco cambio di prospettiva. Infine anche tutto l'aspetto del rapporto padre/ figlia è trattato superficialmente e, come dicevo, lo stile non c'è. Per me una quasi totale delusione.
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