Ti tiene incollato al racconto fino alle ultime pagine, è allora che tutto acquista un senso
Gli ultimi giorni di quiete
Antonio Manzini lascia da parte per un momento Rocco Schiavone e con lui l'indagine classica, le scene del delitto, le prove da raccogliere, le dinamiche a volte comiche a volte violente delle guardie e dei ladri. Ma tiene per sé l'intensità drammatica, i dilemmi morali, le ferite sentimentali che caratterizzano le storie del vicequestore romano, e pare ulteriormente amplificarle.
«Lontana da Rocco Schiavone, Antonio Manzini convince con una storia di dolore e vendetta. Umana troppo umana» - Stefania Parmeggiani, Robinson
In questo romanzo Antonio Manzini mette al centro di una vicenda amara e appassionante una donna, Nora, che sta tornando a casa con un treno interregionale. Seduto su una poltrona, non distante da lei, c'è l'assassino di suo figlio. L'uomo dovrebbe essere in prigione a scontare il delitto, invece è lì, stravaccato sul sedile. Dal giorno della morte di Corrado, Nora non si è mai data pace. Ora deve portare l'orribile notizia a Pasquale, il marito, col quale a malapena si parla da cinque anni. La vita di entrambi è finita da quando il figlio è stato assassinato da un balordo durante una rapina. Comincia così un calvario doloroso e violento, un abisso nel quale Nora precipita bevendo fino all'ultima goccia tutto il veleno che la vita le ha servito. Non può perdonare e accettare il figlio sotto una lapide e l'omicida in giro a ricostruirsi un'esistenza. Di chi è la colpa? Dove inizia la pietas e dove finisce la giustizia? E chi ha davvero il diritto di rifarsi una vita, quelli come Nora e Pasquale, che non riescono a smettere di soffrire, o chi ha sbagliato, ha ucciso un innocente e poi ha pagato la sua pena con la società? Forse non esiste un prezzo equo, un castigo sufficiente, per aver cancellato un'esistenza dal mondo. Dieci o venti anni di galera, sicuramente il prezzo per Nora e suo marito non è calcolabile; la giustizia fa il suo corso, vittime e carnefici si adeguano, ma non sempre. Almeno Nora tutto questo non l'accetta. Per lei quel giorno di viaggio in treno sarà «il primo giorno di quiete».
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Autore:
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Editore:
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Anno edizione:2020
Recensioni pubblicate senza verifica sull'acquisto del prodotto.
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simoneferracci 19 settembre 2025Toccante
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Anny 21 novembre 2022
Quando muore un figlio il dolore è immenso e senza fine ma ognuno reagisce in modo diverso. Nora e Pasquale hanno perso Corrado, ventitreenne, in seguito ad una rapina alla tabaccheria di famiglia. Nora sta tornando a casa col treno quando, improvvisamente, si trova davanti Daniele. Sono passati solo sei anni, com’è possibile che sia uscito di galera ? I due genitori non riescono a capacitarsi e la ferita, mai rimarginata, torna a sanguinare copiosamente. Non riescono ad aiutarsi scambievolmente, nel tentativo non tanto di accettare la situazione o superare le sofferenze, quanto almeno di rassegnarsi agli eventi e si allontanano tra loro sempre di più cercando vite diverse di vendetta. L’autore ha sottolineato i tanti punti di vista che caratterizzano una situazione, a seconda del ruolo rivestito da ciascuno nella vicenda. Scorrevole, piacevole, un po’ deludente il finale che avremmo voluto diverso. Buono.
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Dolores Mambelli 05 maggio 2022Un progetto di vendetta
Impossibile immaginare come si possa reagire alla perdita di un figlio , ucciso nel corso di una rapina ; gli stessi genitori del ragazzo lo fanno in modo diverso , ognuno chiuso nel proprio dolore , allontanandosi addirittura l'uno dall'altro anziché aiutarsi a vicenda . Manzini mette in scena una storia difficile e fino ad un certo punto abbastanza credibile , poi ad un certo punto la teoria dellla vendetta prende il sopravvento sulle emozioni; intendiamoci, ovviamente sono necessarie le descrizioni dei programmi messi in atto dai gentiori , ognuno a modo suo cerca vendetta o consolazione , resta il fatto che perde emotività come se procedesse per inerzia . Ad ogni modo resta interessante il punto di vista degli altri , della comunità e dei conoscenti , sia delle vittime che dei carnefici ; forse la parte migliore del romanzo
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