Le premesse erano intriganti: un luogo indefinito, un’isola, un tempo imprecisato, abitanti senza una vera identità, una specie di regime che controlla la società e, soprattutto, una memoria comune che si perde attraverso la scomparsa periodica di qualcosa, oggetti, animali, piante. Le sparizioni sembrano determinate dalla Polizia Segreta, un organo repressivo e violento che vigila su ogni aspetto dell’oblio sull’isola. Una ragazza vede così scomparire, da un giorno all’altro, prima tutti gli uccelli, poi le rose, le fotografie, fino ai libri. Certe cose, tipo gli uccelli, scompaiono e basta. Gli oggetti invece devono essere abbandonati, dispersi o bruciati dai proprietari, pena l’intervento della polizia che, setacciando le abitazioni, sequestra e porta via i colpevoli. La gente non conserva i ricordi, dimentica in fretta ciò che viene fatto sparire. Parallelamente, la giovane sta scrivendo un romanzo, una storia nella storia che ho sperato fino all’ultimo potesse trovare uno sbocco e ricongiungersi alla trama originale. Trama che, pagina dopo pagina, distribuisce interrogativi, talvolta angoscianti, talvolta semplicemente curiosi, i quali si accumulano, si accavallano e invitano a proseguire la lettura. Finché il libro finisce e nemmeno una risposta si è palesata, a differenza delle bestemmie, che invece non sono mancate. Cosa è la Polizia Segreta? Che fine fanno le persone sequestrate? Come è possibile far letteralmente sparire le cose? Perché la gente perde i ricordi? Che senso ha il manoscritto della ragazza? Dove vuole andare a parare il racconto? Sono solo le domande principali, ce ne sarebbero molte di più. Il romanzo affronta a suo modo temi interessanti, quali il controllo politico sulle masse, la fragilità umana, la perdita del proprio sé, la memoria come atto di resistenza… peccato che si dimostri totalmente inconcludente. Tuttavia, mi ha coinvolto a tal punto che io stesso lo dimenticherò presto, senza serbare memoria di averlo mai letto.
L'isola dei senzamemoria
In un tempo non precisato, su un'isola senza nome l'intera popolazione progressivamente smette di ricordare. Come per un'inspiegabile epidemia della memoria, sparisce l'idea di qualcosa, quindi sparisce la cosa stessa. Un giorno dopo l'altro, l'epidemia colpisce tutto e tutti. Nottetempo un guizzo inatteso, e gli uccelli è come se non esistessero più: cancellati dalla mente, vibrano nell'aria come meteore senza senso. Che cos'erano le fotografie e i francobolli, cosa i frutti del bosco e le caramelle? Che cos'era il suono del carillon, cosa il profumo delle rose? Dimenticati, i fiori vengono gettati nel fiume, per sbarazzarsi di ciò che è inutile oramai. Gli abitanti dell'isola non ricordano più i traghetti, non sanno più andarsene. Gli abitanti dell'isola non ricordano più la funzione di gambe e braccia, non sanno più muoversi. Gli abitanti dell'isola bruciano i libri su un rogo per disfarsi di quegli oggetti di carta che nessuno è in grado di usare. La Polizia Segreta vigila sull'oblio collettivo, perseguitando chi, per cause misteriose, non riesce a dimenticare. Vigila e perseguita chi dei libri vorrebbe ancora servirsi, come un'autrice e il suo editore, impegnati a difendere la memoria attraverso la narrazione scritta, ultimo baluardo contro la cancellazione della coscienza. Nell'Isola dei senza memoria di Yoko Ogawa la dimenticanza si fa regime totalitario, sistema di sorveglianza, come nelle migliori distopie e nelle peggiori deviazioni del reale. Una fiaba allegorica e oscura, terribilmente vera, sul potere della memoria e la devastazione generata dalla sua perdita, che equivale alla perdita dell'umanità; sulla speranza della letteratura come ultima traccia del nostro labile passaggio sulla Terra. Yoko Ogawa scrive così il surreale libro nero di un mondo in cui il divenire è svuotamento e la vita persecuzione; in cui alienazione e separazione dal senso sono le uniche costanti nel buio grottesco della natura umana.
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Autore:
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Anno edizione:2018
Recensioni pubblicate senza verifica sull'acquisto del prodotto.
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Topper Harley 23 giugno 2026Non-recensione dal blog topperharley.com
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Beatrice 04 giugno 2026Molto Particolare
Mi è stato regalato ed è rimasto sul tavolino per una settimana, poi ho cominciato a leggerlo. Non è il mio genere, eppure ti prende molto. Con tutti gli impegni del momento, avevo messo in conto di metterci un po'.. invece l'ho terminato in pochissimo tempo. Idea curiosa.. distopico, eppure che può farsi metafora di altre cose e altre circostanze, riguardando ognuno del suo piccolo. Un inno all'importanza dei ricordi, così come sono, depositandosi dentro di noi, quelli più preziosi.
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Maria 23 aprile 2026Consigliato
Romanzo distopico in cui le cose spariscono una ad una. La trama va esattamente dove ci sia aspetta, ma i capitoli finali sono comunque sorprendenti e spiazzati.
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