In appena quaranta pagine Joyce Carol Oates riesce a racchiudere una famiglia intera, con le sue fragilità, le sue omissioni e tutto ciò che spesso rimane sotto la superficie. Una storia breve, tutt’altro che semplice, con salti temporali precisi, che riassumono la vita di una famiglia, soffermandosi sul rapporto madre figlia. È un racconto che non svela completamente. Ogni gesto, ogni ricordo e persino ciò che sembra più superficiale può avere un significato diverso da quello che appare. Mi ha colpito in particolare il modo in cui viene raccontato lo sguardo di una madre sulla vita della figlia: il bisogno di giustificare ciò che non si comprende, forse anche per non dover guardare troppo da vicino una realtà difficile da accettare. E proprio qui sta, per me, la forza del racconto: Oates non ci dice cosa dobbiamo pensare. Ci lascia degli indizi e ci costringe a chiederci cosa ci sia davvero dietro ciò che vediamo. Mi ha fatto venire voglia di rileggerlo, per capirlo davvero fino in fondo, per coglierne ogni sfumatura. È una di quelle che finiscono in poche pagine e continuano a lavorare nella testa. Mi è piaciuto. Mi ha fatto male. Consigliato, ma non da prendere alla leggera.
L'incidente in bicicletta
«Come hai potuto sgattaiolare via in quel modo, senza dirmi niente? Era stato quello a ferirla. Senza dirmi niente.» A volte il silenzio nasconde dolori impossibili da esprimere a parole, come quello che in un pomeriggio di fine giugno squarcia la serenità della famiglia Hansen. Nel mezzo di una festa in giardino, Arlette scopre che sua figlia tredicenne ha rischiato di morire a tre chilometri da casa, senza che nessuno si accorgesse della sua assenza. «L’incidente in bicicletta» di Evie diventa un punto di svolta che porta alla luce i nervi scoperti dell’ansia materna, del senso di colpa e dell’inattesa fragilità di ciò che reputiamo più stabile e sicuro. Ma qual è il vero «incidente» di cui Evie proprio non riesce a parlare? Con questo racconto inedito pubblicato originariamente sul New Yorker, Joyce Carol Oates esplora ancora una volta le complessità dei rapporti familiari, confermandosi una delle più lucide osservatrici dell’orrore nascosto sotto lo smalto sorridente dei nostri miti.
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Anno edizione:2024
Recensioni pubblicate senza verifica sull'acquisto del prodotto.
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Giuls 20 settembre 2026
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Valentina 15 settembre 2026Breve ma intenso
Una chiara rappresentazione di ciò che succede in molte famiglie. Il rapporto conflittuale genitore-figlio, che spesso sfocia in qualcosa di più complesso
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ALESSANDRA_TS_76 20 aprile 2026Terribile realtà
Romanzo breve, un centinaio di pagine brucianti e dolorose, taglienti come lame. Il finale del libro non concede requie, mi ha lasciata spiazzata perché forse confidavo in qualcosa di più leggero dettato dalla maturazione del tempo, ma di fatto, sottolinea quanto il dolore scavi dentro alcuni di noi degli abissi impossibili da colmare.
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