Reputo Borges il miglior autore che abbia mai letto. Nel corso della mia vita l'ho approfondito e voluto conoscere il più possibile. Devo dire, purtroppo, che questi brevi estratti non siano all'altezza degli altri presenti in altre raccolte. Va detto che questi non nascono come racconti, ma come estratti e pensieri pubblicati con altre metodologie, su giornali o per conferenze, andando, così, a perdere della magnificenza della struttura della sua scrittura e dei suoi pensieri. Menzione d'onore per i racconti sulla sua Buenos Aires e sul pensiero dedicato alla sorella.
La mappa segreta. Testi ritrovati (1933-1983)
L’affascinante Atlantide sommersa del Borges saggista.
«C’è una prima lettura della “Commedia”; non ce n’è un’ultima, perché il poema, una volta scoperto, continua ad accompagnarci fino alla fine. Come la lingua di Shakespeare, come l’algebra o come il nostro passato, la “Divina Commedia” è una città che non esploreremo mai tutta; la più conosciuta e ripetuta delle terzine può, un pomeriggio, rivelarmi chi sono o che cos’è l’universo.»
Immane Atlantide sommersa, le quasi duemila pagine dei Textos recobrados – recuperati e radunati dopo la scomparsa di Borges – rivelano le molteplici linee di forza di una riflessione critica di sconcertante novità. Rispetto ai fervori iconoclasti degli anni Venti (documentati in Il prisma e lo specchio, 2009), si colgono qui, già a partire dai primi anni Trenta, una tonalità e nuclei di pensiero e di interesse del tutto inediti: l’inconsistenza dell’io, giacché una persona «non è altro che ... la serie incoerente e discontinua dei suoi stati di coscienza» e «la sostanza di cui siamo fatti è il tempo o la fugacità»; la letteratura poliziesca, che riesce a conciliare «lo strano appetito d’avventura e lo strano appetito di legalità»; le immagini dell’incubo, «la tigre e l’angelo nero del nostro sonno», disseminate nella letteratura da Wordsworth a Kafka; il gaucho, «amato territorio del ricordo» e «materia di nostalgia»; il tramonto del concetto di testo definitivo, che «appartiene alla superstizione e alla stanchezza»; la rivelazione che Buenos Aires, un tempo oggetto di caparbie trasfigurazioni poetiche, può essere descritta solo «per allusioni e simboli». Ma quel che più affascina è la perfetta architettura di questi scritti, capaci, quale che sia l’argomento prescelto, di espandere il nostro orizzonte (talora con un semplice inciso: «Nel mondo immaginato da Walpole, come in quello degli gnostici siriani e in quello di Hollywood, c’è una guerra continua tra le forze del male e quelle del bene») e di ravvivare il dialogo fra due interlocutori che «lo scorrere del tempo avvicina e allontana, ma non separa»: il testo e il lettore.
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Quondam 11 marzo 2026Non il migliore
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