Si può definire visionario? La volontà di includere nella progettazione architettonica/urbanistica il popolo, le utenze, le maestranze etc... è ormai, oggi, una consuetudine per certe operazioni, per altre è ancora utopia... In questo libro sono riportati il saggio edito nel 1972 "L'architettura della partecipazione" che raccoglie le riflessioni esposte in una conferenza, la terza di un ciclo in cui si era chiesto di raccontare da quale questione o tema verrà caratterizzata l'architettura degli anni '70. Il secondo dei tre saggi qui proposti è "Progettazione e partecipazione. Il caso Rimini" del 1976 e "Il villaggio Matteotti a Terni" del 1981.
L' architettura della partecipazione
Il percorso accademico e professionale di Giancarlo De Carlo congiunge in un’unica vocazione due termini etimologicamente contrapposti: architettura e anarchia, tenendosi sempre al riparo dalle allucinazioni utopistiche tipiche, ad esempio, degli anni Sessanta e Settanta, e anzi mantenendo sempre dritta la barra della «ricerca di un metodo e, soprattutto, di un rigore capaci di restituire credibilità all’approccio disciplinare (Tafuri)».
«In una stagione in cui le parole scemano e anche quelle indispensabili per una riflessione contemporanea sulla missione dell'architettura risultano ambigue e ambivalenti, rileggere questo testo offre la possibilità di credere ancora a un futuro nobile per la disciplina.» - L'Architetto
Nello scritto qui pubblicato per la prima volta in maniera autonoma egli tenta di dimostrare in forma lineare e lucida come l’idea di una architettura partecipata – «quando tutti intervengono in egual misura nella gestione del potere, oppure – forse così è più chiaro – quando non esiste più il potere perché tutti sono direttamente ed egualmente coinvolti nel processo delle decisioni» – possa costituire un’utopia realistica, cioè compiutamente realizzabile. Le distinzioni teoriche messe in campo a tale scopo: progetto vs processo, funzione vs uso, ordine vs disordine e così via, forniscono un armamentario utile ancora oggi per chi tenti di mettere in moto nuove pratiche di partecipazione non solo in campo architettonico.A chiudere il quadro due testi relativi alle due principali esperienze realizzate sul piano urbanistico (il piano di Rimini) e architettonico (il villaggio Matteotti di Terni) a dimostrazione della lunga, seppur conflittuale, fedeltà decarliana verso Le Corbusier, nonostante tutto suo modello costante perché «non si rivoluziona facendo le rivoluzioni, si rivoluziona presentando soluzioni».
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Anno edizione:2015
Recensioni pubblicate senza verifica sull'acquisto del prodotto.
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Diego 18 aprile 2026Visionario
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Diego 18 marzo 2026Ispirazione
Primo scritto di De Carlo che leggo, una vera rivelazione. Idee che sono d'ispirazione, chiarezza di pensiero rara, grande umiltà purtroppo anche questa rara tra gli architetti
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