Qui è proibito parlare - Boris Pahor - copertina
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Letteratura: Italia
Qui è proibito parlare
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Descrizione


Principale porto dell'impero austroungarico, Trieste aveva visto coabitare per secoli culture diverse. Integrata nel Regno d'Italia alla fine della Grande Guerra, fu qui che, per la prima volta e anticipando scenari futuri di quello che sarebbe stato il fascismo non solo sul suolo italiano ma anche in Europa, fu messa in atto una campagna di pulizia etnica: tutto quello che era sloveno, lingua, cultura, gli stessi edifici, doveva sparire. E in questo clima, così cupo e oppressivo, che Ema, giovane slovena originaria del Carso, si aggira piena di rabbia in una luminosa estate degli anni Trenta. Alle spalle ha una storia familiare dolorosa, e ora, a Trieste, cerca un lavoro che le permetta di vivere in modo indipendente, ma le difficoltà che trova e il rancore per un mondo che sente ostile non fanno che accrescere in lei un senso di dolorosa esclusione. Sarà l'incontro con Danilo sul molo del porto a segnare la svolta nella sua vita. Maturo e determinato, l'uomo guiderà i passi della ragazza nel difficile e pericoloso cammino della resistenza al fascismo e della difesa della cultura slovena, e su quello non meno tortuoso dell'amore. Abbandonandosi a una passione che si fa sempre più viva e legandosi a Danilo in un'intesa profondissima, Ema riuscirà finalmente a trovare la forza di prendere in mano la propria vita, di darsi senza remore alla lotta per il riscatto del popolo sloveno e di affrontarne con coraggio tutte le conseguenze.

Dettagli

22 gennaio 2009
397 p., Brossura
Parnik trobi nji
9788881121786

Valutazioni e recensioni

  • Patrizia Oddo

    Non mi sono mai soffermata sulla storia Slovenia nonostante le vicende di questa nazione siano strettamente intrecciate con quelle italiane; la sua storia è, in parte, simile a quella del Sud Tirolo divenuto italiano a seguito della dissoluzione dell'Impero austro-ungarico, conseguenza della sconfitta nella Prima Guerra Mondiale. Eppure del Sud Tirolo si parla spesso in tutta la penisola per la situazione particolare della lingua e delle autonomie di cui gode. Poco (quasi nulla) si dice sulla minoranza di lingua slovena in Italia e sulle persecuzioni subite durante il ventennio fascista; forse qualcosa viene detto sulla perdita dell'Istria da parte dell'Italia e delle persecuzioni che la minoranza italiana dovette subire dal regime di Tito. Il libro di Pahor mi ha aiutato a colmare molte lacune e a conoscere meglio la Slovenia con la sua lunga tradizione letteraria (purtroppo poco è tradotto in italiano) e la sofferenza della sua gente costretta a rinunciare alla lingua madre durante il Fascismo (Qui è proibito parlare lo sloveno); anche dopo, sotto il regime comunista, l'identità nazionale slovena ha avuto difficoltà ad affermarsi: l'agognata indipendenza è arrivata soltanto nel 1991. Al di là di questo apprezzamento storico, la lettura del romanzo però non mi ha coinvolto molto per la lentezza della narrazione e per una certa tendenza didascalica che trasforma tutte le vicende in proclami patriottici, anche se mai l'autore si fa portavoce di tendenze populistiche e demagogiche.

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Foto di Boris Pahor

Boris Pahor

1913, Trieste

Scrittore italiano, di madrelingua slovena. Nel 1940 viene arruolato nell'esercito italiano e mandato sul fronte in Libia. Dopo l'armistizio dell'otto settembre torna a Trieste, ormai sotto occupazione tedesca. Dopo alcuni giorni decide di unirsi alle truppe partigiane jugoslave che operavano nella Venezia Giulia. Nel 1955 descriverà quei giorni decisivi nel famoso romanzo Mesto v zalivu ("Città nel golfo"), col quale diventerà celebre nella vicina Jugoslavia. Testimone coraggioso dei crimini perpetrati dal fascismo e voce vibrante di una minoranza linguistica perseguitata, durante la seconda guerra mondiale, come si è detto, prese parte alla resistenza antifascista jugoslava. Tradito da una delazione finì deportato nei lager nazisti tra il gennaio...

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