Questo è uno di quei libri che sembrano semplicissimi finché non ci si accorge di quanto siano profondi i temi che riescono a contenere. Pennac sceglie di raccontare il mondo dal punto di vista di un cane: una voce ingenua, curiosa, letterale, che osserva gli esseri umani senza possedere tutti gli strumenti per comprenderne le contraddizioni. Ed è proprio questa semplicità a rendere il romanzo così efficace. Attraverso gli occhi del protagonista, ciò che per noi è quotidiano viene continuamente messo in discussione: il dare valore alla vita degli animali (vedi la visita al cimitero o il Cinghiale), ma anche quando quel valore non viene dato (il protagonista è un cane che è sopravvissuto a un annegamento e si trova in una discarica); l'abbandono, la solitudine e quella strana capacità tutta umana di trasformare esseri viventi in oggetti di cui disfarsi quando diventano scomodi. La leggerezza della voce narrante, però, non rende affatto leggeri gli episodi più tragici, anzi il libro non fa sconti e diventa molto crudele in certi punti; facendoci riflettere su quanto l’uomo sia forse la più bestia tra gli animali certe volte. Il canile, i cani portati via dopo tre giorni, l'abbandono in strada e persino l'annegamento, cui facevo accenno prima diventano momenti di una durezza sorprendente proprio perché filtrati da uno sguardo che subisce questa crudeltà passivamente, se non nel momento finale del libro. Ovviamente non mancano punti di redenzione dell’uomo e realizzazione del valore di un animale domestico; Pennac riesce così a parlare di temi profondamente umani senza mai appesantire la narrazione, alternando ironia, tenerezza e momenti di autentica amarezza. Una lettura che fa sorridere, commuove e, soprattutto, costringe a guardare da un'altra prospettiva qualcosa che crediamo di conoscere già. Perché forse il punto non è soltanto imparare a comprendere gli animali, ma chiederci quanto del nostro modo di trattarli dica, in realtà, qualcosa di noi.
Abbaiare stanca. Ediz. speciale
"Non sono uno specialista di cani. Solo un amico. Un po' cane anch'io, può darsi. Sono nato nello stesso giorno del mio primo cane. Poi siamo cresciuti insieme. Ma lui è invecchiato prima di me. A undici anni era un vecchietto pieno di reumatismi e di esperienza. Morì. Io piansi. Molto". Ecco cosa dice Daniel Pennac, l'innamorato dei cani. Quando avremo letto la storia del Cane, sapremo non solo tutto sul suo mondo. ma impareremo anche molto su quello degli uomini: come appariamo agli occhi del cane. quanto dobbiamo venir ammaestrati. Da uno scrittore cult, un inno all'amicizia tra uomo e cane, una storia sull'amore, la paura e la voglia di libertà. Età di lettura: da 10 anni.
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Edizione:21
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Anno edizione:2006
Recensioni pubblicate senza verifica sull'acquisto del prodotto.
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Ely 09 agosto 2026Riflessione sulla bestialità dell'uomo
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Gli animali meritano amore e rispetto allo stesso modo degli esseri umani: anche in questo libro Pennac impartisce a grandi e piccini una lezione di vita. Per chi apprezza le qualità di questo grande autore, il libro è sicuramente da leggere, non essendo destinato soltanto ad un pubblico di bambini ma anche, e soprattutto, a quegli adulti che non riescono a capire il rispetto verso tutte le creature viventi. Se si riesce a capire Pennac fino in fondo non si può fare a meno di desiderare di conoscere di persona questo splendido autore.
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Il simpatico protagonista, dopo questa delusione, è molto scoraggiato ma si imbatte in un altro cane, lo Ienoso, che riesce ad essere un importante sostegno per il suo umore. Ma le disgrazie e le disavventure che il protagonista vive in questa storia sono tutt'altro che finite. Come sempre, a deluderlo, è l'uomo. Una storia piacevole, arricchita da illustrazioni molto carine, in cui si lancia chiaro e forte il messaggio che gli animali vanno trattati con rispetto e affetto. Un messaggio positivo in un libro che si fa leggere con simpatia.
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