Un libercolo che, a un primo sguardo, potrebbe sembrare destinato ai più piccoli, ma che forse ha ancora più da dire a noi giovani adulti, cresciuti in una società che sembra aver dimenticato il valore del vuoto. Viviamo tempi in cui ogni spazio deve essere riempito, ogni momento deve essere produttivo, ogni silenzio interrotto. Sembriamo soffrire di una sorta di horror vacui: non sappiamo più stare nell'attesa, nel tempo morto, in quell'intervallo in cui può accadere tutto oppure non accadere assolutamente nulla. Eppure, è proprio lì che può nascere qualcosa. Non necessariamente qualcosa di straordinario, utile o degno di essere mostrato agli altri, ma qualcosa di nostro. Questo testo ci ricorda il valore di essere semplicemente Qualcosa, senza dover diventare Qualcosa di troppo. Senza maschere, senza performance, senza la necessità di dimostrare continuamente di essere all'altezza di aspettative che spesso finiamo per imporci da soli. Non dobbiamo sempre essere di più, fare di più, apparire di più. A volte possiamo semplicemente essere. E poi c'è il vuoto lasciato da chi se ne va. Siamo abituati a pensare che debba essere colmato in fretta, come se mantenerlo significasse rimanere fermi, incapaci di andare avanti. Ma forse quel vuoto ha bisogno di essere abitato, attraversato, rispettato. Non per restare prigionieri di ciò che abbiamo perduto, ma per lasciare che, con il tempo, diventi uno spazio in cui possa entrare qualcun altro, o qualcos'altro. Senza forzature, senza sostituzioni, senza pretendere che ciò che arriva cancelli ciò che è stato. È questa la delicatezza che ho trovato nel libro: la capacità di parlare con parole semplici di questioni tutt'altro che semplici, ricordandoci che non ogni mancanza è un difetto da correggere e non ogni vuoto è un nemico da combattere. Insomma, questa è una storia che sembra piccola, ma ci invita a riscoprire una delle cose più difficili: accettare di essere ciò che siamo, concederci il tempo di non essere ancora qualcos'altro e lasciare che la vita trovi, senza costringerla, il modo di sorprenderci.
Qualcosa
La Principessa Qualcosa di Troppo è esagerata in tutto quello che fa. Si muove troppo, piange troppo, ride troppo, vuole troppo. Ma quando, per la prima volta, un vero dolore la sorprende, la Principessa si ritrova «un buco al posto del cuore». Smarrita, Qualcosa di Troppo prende a vagare per il regno e incontra così il Cavalier Niente che vive da solo in cima a una collina e passa tutto il giorno a «non-fare qualcosa di importante». Grazie a lui, anche la Principessa scopre il valore del «non-fare», del silenzio, perfino della noia: tutto quello da cui è abituata a fuggire. Tanto che, presto, Qualcosa di Troppo si ribella. E si tuffa in Smorfialibro, il nuovo modo di comunicare per cui tutti nel regno sembrano essere impazziti, e, pur di non fermarsi e di non sentire l'insopportabile «nostalgia di Niente» che la perseguita, vive tante, troppe avventure… Chiara Gamberale si concentra sul rischio che corriamo a volere riempire ossessivamente le nostre vite, anziché fare i conti con chi siamo e che cosa vogliamo. Grazie a un tono sognante e divertito, e al tocco surreale delle illustrazioni di Tuono Pettinato, Qualcosa ci aiuta così a difenderci dal Troppo. Ma, soprattutto, ci invita a fare pace col Niente.
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Autore:
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Illustratore:
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Edizione:8
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Anno edizione:2019
Recensioni pubblicate senza verifica sull'acquisto del prodotto.
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Ely 25 ottobre 2026L'importanza di essere Qualcosa
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EnD 04 marzo 2025consigliato
Assolutamente da leggere. Molto scorrevole e semplice, ma dal significato profondo. "il troppo senza noia non appaga"
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Mirka 10 gennaio 2025Una bella favola per adulti
Il troppo senza noia non appaga. Se riuscite a leggerlo cogliendone il significato avrete imparato il giusto equilibrio per la serenità. Da leggere e regalare.
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