È la prima volta che leggo un’edizione Iperborea e devo dire che la loro scelta editoriale è davvero unica e affascinante. Il formato stretto e allungato dei volumi è immediatamente riconoscibile, una firma distintiva che li rende diversi da qualsiasi altro libro sugli scaffali. Ringrazio il mio amico libraio per avermi suggerito questa realtà editoriale, che ho scoperto e “tenuto a battesimo” con “Quelli che restano”. Un romanzo particolare, delicato e sensibile, capace di esplorare le pieghe più intime dell’animo umano. Al centro della storia c’è la solitudine, un filo sottile e ineluttabile che unisce i personaggi, segnati dalle conseguenze di un drammatico incidente aereo. Simon ha perso il padre ancora prima di nascere, sua madre ha perso il marito, e il nonno ha perso suo figlio. Sono quelli che restano, costretti a confrontarsi con l’assenza, ognuno a modo suo. Il romanzo affronta con grande delicatezza le diverse sfaccettature del lutto: da una parte il desiderio di un figlio di ricostruire l’immagine di un padre mai conosciuto, dall’altra una donna che rifiuta di accettare la morte del marito, aggrappandosi a un’illusione. Una scrittura sobria e introspettiva, che invita a riflettere su come l’assenza possa scolpire le nostre vite e su come ogni perdita venga vissuta in modo unico e personale.
Quelli che restano
Da una delle voci più forti e raffinate della letteratura olandese contemporanea, un romanzo sulla solitudine e la singletudine come vocazione esistenziale, sulla partita tra individuo e legami famigliari, e sul corpo come unico appiglio a cui aggrapparsi contro la volatilità del sentimento.
Simon vive da solo sopra il suo negozio in un quartiere bohémien di Amsterdam. Come il padre e il nonno è un parrucchiere, ma riceve solo su appuntamento i pochissimi clienti, mentre coltiva metodicamente la sua unica passione, il nuoto. Dietro la sua esistenza schiva e sospesa in un’ovattata routine c’è il grande vuoto lasciato dal padre che non ha mai conosciuto, che se n’è andato all’improvviso, abbandonando la moglie incinta, per poi morire nel disastro aereo di Tenerife del 1977, il più grave della storia dell’aviazione, con centinaia di vittime. L’argomento è tabù, la madre reprime i ricordi e il dolore riempiendosi le giornate di impegni e chiacchiere, al contrario del figlio che ora, a quarant’anni, sente il bisogno di scavare nel passato della propria famiglia e nel tragico incidente che ha segnato tante vite come la sua, per provare a colmare la perdita attraverso il racconto degli altri, per cercare di capire il padre e forse così anche se stesso. A scuoterlo è stato un cliente, uno scrittore che sta lavorando a un romanzo su di lui perché affascinato dalla storia di suo padre, ma anche dall’attrazione che Simon prova per un ragazzo con disabilità intellettive che assiste in piscina e che come lui appare chiuso in un’impenetrabile solitudine. Attraverso un sottile impianto metaletterario che sembra riflettere il gioco di specchi nel negozio di Simon, Bakker scrive la storia cruda e toccante di un’assenza, un romanzo sulla solitudine e la singletudine, sul rapporto tra individuo e legami famigliari. Un racconto che mette al centro il corpo, il desiderio, la ricerca di un contatto fisico a cui potersi aggrappare contro la volatilità del sentimento.
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Anno edizione:2024
Recensioni pubblicate senza verifica sull'acquisto del prodotto.
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tmassimiliano 22 giugno 2026Il mio primo Iperborea
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Carmela 19 gennaio 2025Insolito
Un insolito saggio che racconta la vita. una vita complicata e insolita da gestire: andare contro lo stereotipo, fare i conti con la disabilità e se stessi,
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Guido Zennaro 27 dicembre 2024Libro splendido... intimo e intrigante
Una bella trama e una bella introspezione sui caratteri dei personaggi... un'intimità preziosa in questi personaggi con le loro solitudini e i loro pensieri
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