Questo commento sarà complesso, perché non mi aspettavo che questo libro mi prendesse così tanto e soprattutto che lo facesse nel modo in cui mi ha preso. Spero di riuscire a rendere il senso e la bellezza di questo romanzo, e soprattutto di non essere confusa. Mi sono commossa in diversi punti, tuttavia il dolore non mi ha sopraffatta, perché altre emozioni hanno avuto il sopravvento. Allora, partiamo dalla trama: dopo il suicidio maldestro del precedente capitano (e già qui si sa che è un bagno di lacrime, perché uno che riesce a non seccarsi sul colpo con una pistola di inizio ottocento sparandosi in testa… insomma, complimenti per l’impegno), Robert Fitzroy assume il comando del Beagle e compie una prima missione di esplorazione delle coste della Terra del Fuoco per migliorare la cartografia e trovare un passaggio più sicuro di Capo Horn che esponga meno le navi alle tempeste. In questo viaggio raccoglie a bordo quattro indigeni Fuegini che porterà a Londra per cercare di civilizzarli e introdurli alla religione cristiana. I buoni esiti di questa prima missione, grazie anche a un interesse diretto del Re, garantiscono a Fitzroy un secondo incarico per continuare la mappatura del Cono Sud… un incarico che prevede la presenza a bordo del brigantino di un naturalista per catalogare piante ed animali del Sud America e delle isole del Pacifico. Indovinate chi è? Il viaggio è complesso e pieno di insidie, anche a causa del carattere di Darwin, che pur essendo (quasi sempre) una compagnia gradita del capitano si rivela pure una spina nel fianco di Fitzroy… e anche del lettore, c’è da dire. Dopo cinque anni di traversata intorno al mondo, il Beagle fa ritorno in Inghilterra, con esiti diversi. Darwin all’arrivo è già reso una celebrità dai suoi compagni di studi a cui ha indirizzato lettere e campioni, Fitzroy viene messo in secondo piano come “il tizio che ha avuto il piacere, l’onore e la fortuna di viaggiare con Darwin (ammappa che culo, viene da dire avendo visto Darwin in azione)”. Il rapporto tra i due, già divisi dalle diverse opinioni scientifiche, si deteriora in modo forse irreparabile. Da qui in poi seguiamo le diverse carriere di queste due persone straordinarie, che prenderanno strade ben diverse. Ok, allora… Comincio da Darwin, che era il motivo principale per cui mi sono approcciata a questo romanzo… E che sono arrivata a non sopportare più molto, molto rapidamente. Non credo di essere in grado di spiegare la mia perplessità crescere e trasformarsi prima in antipatia e poi in disprezzo per Darwin, in parallelo al mio stupore per queste sensazioni sempre più forti. Intendiamoci, ciò non mi ha reso una creazionista. Ma se la bontà e la validità scientifica della teoria di Darwin non è in discussione, la sua persona e il modo con cui ha colto questo grande successo sono una questione a parte. Forse il mio problema è che i grandi padri della scienza nella mia testa appaiono come monadi dall’intelligenza così superiore da ergersi al di sopra dei problemi e delle incongruità del loro tempo… Pensiero errato, ovviamente, e quando un’opera mi mette di fronte al fatto che una mente brillante può essere allo stesso tempo una persona umanamente molto piccola vado un po’ in tilt (eppure Jobs dovrebbe avermi insegnato la lezione, per dire). Darwin che persegue la sua teoria anche se questo lo allontana dalla moglie ma poi non ha il coraggio di presentarla pubblicamente. Darwin uomo di scienza che si affida a un ciarlatano che cura qualunque male con secchiate d’acqua a diverse temperature, condannando a morte la figlia malata (quasi sicuramente di tifo). Darwin che è antischiavista, eppure espone posizioni al limite del razzismo sui suoi incontri con gli indigeni del Sud America e dell’Oceania, e sembra molto ingenuo quando Fitzroy gli fa notare che una condizione di servitù più o meno forzata non è molto diversa dalla schiavitù, per quanto la si chiami in un modo diverso, posizione che Darwin rifiuta. Certo, possiamo considerare che al momento del viaggio sul Beagle è giovane e sicuramente più ingenuo di quanto non sarà in età matura, tuttavia l’arroganza con cui espone le sue convinzioni a contrasto con Fitzroy, che è già stato in Sud America, ha avuto contatti approfonditi con i nativi (è riuscito a trovare il modo di comunicare con loro, per dire, invece che bollare la lingua come primitiva e passare oltre… eh, Darwin?), ha una esperienza della politica e della storia locale molto più ampia… ma viene sempre tacciato di essere una persona ingenua (lui) o troppo moralista o bacchettona per il suo modo di interpretare letteralmente la Genesi. Il che mi porta a riflettere su quanto sia ottima la caratterizzazione realizzata da Thompson, perché teoricamente io e Fitzroy non avremmo dovuto capirci su niente, eppure la sua persona è squisita e, pur avendo idee per me non condivisibili sulla fede e la religione, l’ho amato dalla prima all’ultima dolorissima pagina. Passato alla storia come “l’uomo che ebbe la fortuna di accompagnare Darwin nel suo viaggio epico”, Robert Fitzroy in realtà fu l’uomo che rese possibile questo viaggio, perché se non fosse stato per lui Darwin non avrebbe mai lasciato l’Inghilterra, e a sua volta è stato un cartografo e uno scienziato brillante… in sostanza ha inventato le previsioni meteorologiche moderne, per dire. Fu brevemente Governatore della Nuova Zelanda, rimosso poi dall’incarico perché determinato a trovare un accordo con i Maori piuttosto che a favorire i maneggi economici degli speculatori britannici. Intelligente, brillante e compassionevole, Fitzroy è morto suicida, deriso dalla comunità scientifica (anche per il suo accanimento contro L’origine della specie), messo da parte perché incapace di farsi amici i potenti (fermo nel non accettare assistenti e colleghi scelti per le loro amicizie e non per le loro effettive competenze), pieno di debiti per aver finanziato la rete di osservazione e comunicazione dell’avvicinarsi delle tempeste, sentendosi profondamente colpevole per quando accaduto all’ultimo dei Fuegini raccolti nella Terra del Fuoco e portati in Inghilterra nel suo primo viaggio col Beagle (probabilmente morto di qualche malattia portata dai missionari europei). E malgrado sia un creazionista, umanamente Fitzroy batte Darwin millemila a zero. Tuttavia Darwin dimostra anche le applicazioni sociali della sua teoria: sopravvive (e diventa famoso e consegnato alla storia) il più abile ad adattarsi, mentre chi è di fermi principi al punto da trasformarli in difetti è destinato a soccombere. Sullo sfondo del dualismo Fitzroy-Darwin, seguiamo anche le vicende di Jemmy Button, il Fuegino, e condividiamo il senso di colpa di Fitzroy nell’aver privato quest’uomo della sua innocenza - di averlo reso un uomo senza una patria, in realtà: mai preso davvero come un uomo alla pari dai bianchi, salvo dai pochi che lo conobbero nel primo viaggio del Beagle, tenuto a distanza dai suoi conterranei dopo il suo ritorno nella Terra del Fuoco. Jemmy diventa un po’ il simbolo della lotta tra colonizzatori e nativi, e delle ingiustizie terribili compiute in nome del denaro e di Dio nei confronti degli abitanti della Patagonia e della Nuova Zelanda. Insomma, tanti temi e tante riflessioni molto dolorose in un romanzo corposo, solido nella ricerca storica alla base della narrazione, molto coinvolgente e ben scritto. È un vero peccato che sia destinato a rimanere un’opera prima e unica: l’autore infatti è morto poco tempo dopo la sua pubblicazione di cancro. Domage.
È il 1828 e il giovane e brillante ufficiale della Marina britannica Robert FitzRoy riceve l'incarico di capitanare il Beagle, brigantino della flotta di Sua Maestà, in un lungo, pericoloso viaggio per effettuare le rilevazioni cartografiche della Patagonia e della Terra del Fuoco. Si apre così una delle pagine più affascinanti nella storia della conoscenza. Per il suo secondo viaggio sarà infatti proprio FitzRoy a chiedere di poter avere a bordo un naturalista. La sorte gli riserverà di imbarcare un giovane e sconosciuto seminarista appassionato di geologia di nome Charles Darwin. L'aristocratico FitzRoy ha due ambizioni: dimostrare, in contrasto con le tendenze dell'epoca, l'uguaglianza di bianchi e neri e difendere a spada tratta le verità contenute nel libro della Genesi. Il liberale Darwin, proprio grazie alle osservazioni compiute durante il viaggio del Beagle, giunge invece a mettere in discussione le verità della Bibbia e a formulare in nuce la teoria dell'evoluzione. Inevitabilmente il Beagle navigherà attraverso tempeste marine, ma anche intellettuali. La scoperta degli strani animali del nuovo mondo, o delle sue sorprendenti formazioni geologiche, segnerà un viaggio destinato a cambiare il mondo, scandito dall'amicizia profonda di due giovani uomini, dalle passioni e dalle ossessioni che li divisero, portando uno al trionfo e l'altro alla rovina. L'opera non è solo un documentato romanzo storico, ma ripropone nelle sue pagine anche problemi attuali, come il rapporto fra religione e scienza.
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LAURA CASALE 28 novembre 2016
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