Rebus Da Vinci - Denis Guerra - copertina
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Rebus Da Vinci
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124 p., ill. , Rilegato
9788881913176

Valutazioni e recensioni

  • Un libro inaspettato, di lettura veloce e trama catturante. Esso è infatti una scatola che sta dentro a un’altra scatola e ancora dentro a un’altra scatola, come “un rebus, avvolto in un mistero, dentro un enigma” per riprendere alcune famosissime parole di Winston Churchill. In tal modo il rebus diventa il libro di cui mi accingo a parlare, il mistero si trasforma nell’opera completa dell’autore, mentre l’enigma diviene quella cosa più grande che sta attorno a tutto, che per comodo abbiamo imparato a chiamare realtà, e che in un modo o nell’altro determina il rebus, l’enigma e pure tutto il resto. Fin troppo facile parlare di labirinto, fin troppo immediato raccontare di un romanzo costruito come il bizzarro susseguirsi di situazioni che si spalancano rimanendo aperte alle nostre spalle o che restano socchiuse lasciandoci intravedere in lontananza un filo di luce sottile. Un susseguirsi di percorsi in penombra, in cui poco alla volta raccogliere una serie di frammenti per poi costruirci una conclusione. Una serie di pezzetti da cementare con un collante forte, o da legare a un filo coerente; un filo che, per abusare ancora della metafora del labirinto con cui stiamo cominciando, indichi una via d’uscita (o un’interpretazione delle cose, che poi per il lettore e per il commentatore di un romanzo sono la stessa cosa). E’ uno di quei racconti che avresti voglia di rileggere appena tocchi la fine, perché la storia è terminata e ti ha reso frattanto bulimico, perché l'intreccio ha svelato l'identità del caso, che devi ammettere di non aver considerato. L’impianto narrativo, tuttavia, quasi perfetto è fatto in modo da perpetuare la suspence per tutta la durata della storia, con colpi di scena ad effetto, improvvisi e imprevedibili che, ad un certo punto della narrazione, fanno cadere nel nulla le ipotesi, peraltro fondate, che il lettore aveva già fatto credendo di avere già scoperto. Generalmente leggo di tutto, ma in particolare romanzi di avventura, gialli. Devo dire che non è sempre facile trovare un libro davvero coinvolgente, anche interessante, ma che si faccia divorare non è poi così scontato. Bello anche il titolo, in grado di spingere il libro nelle mani del lettore. Appassionante il racconto descritto attraverso una narrativa scorrevole, mai prevedibile. Altra caratteristica di questo libro che mi ha impressionato è il ritmo della narrazione, sempre incalzante ed estremamente pratico, dinamico e realizzativo, anche se la trama ha avuto, continuamente, la connotazione di un rapporto dettagliato. Niente a che vedere con i best seller da spiaggia che vantano grandi tirature e pretendono di affrontare grandi temi limitandosi in realtà alla superficie. Questo è un racconto che ti lascia aperta la porta della riflessione. Un racconto di grande intensità e profondità. Un romanzo coinvolgente racchiuso in una splendida copertina. Non so quanto ci sia di biografico nella storia intima di questo romanzo, e di certo è narrata in modo tanto realistico da trasportare il lettore in un tempo e in luoghi che sembra aver vissuto personalmente. Le pagine di questo libro, dal linguaggio elegante e sonoro, ruotano intorno a due temi la curiosità e l’ingegno: “La fantasia è più importante della conoscenza” Albert Einstein, 1879-1955. La trama è al tempo stesso lineare e incomprensibile, un vero rebus, come suggerisce il titolo. Sono 171 i rebus di Leonardo giunti sino a noi, disseminati in molti manoscritti, diversi conservati alla Royal Library di Windsor. Per mettere alla prova la sagacia e l'intuito dei suoi allievi, Leonardo Da Vinci era solito nascondere indizi nei suoi disegni e appunti, scrivendo in modo speculare, da destra verso sinistra, creando così veri e propri rebus codificati che solo i più abili riuscivano a decifrare: “Il segreto della creatività è saper raccontare le proprie fonti” Albert Einstein. Molti di questi enigmi, sapientemente nascosti in una simbologia di difficile costruzione e interpretazione, sono ancora irrisolti. Grazie ad una serie di brillanti intuizioni, a cinquecento anni dalla morte del grande Genio un suo nuovo allievo perviene a delle deduzioni che lo conducono ad una scoperta, la quale rappresenta il punto di arrivo di un percorso di coincidenze e correlazioni che lo hanno accompagnato per tutta la vita. “Lo scoprire consiste nel vedere ciò che tutti hanno visto e nel pensare ciò che nessuno ha pensato” Albert Szent- Gyorgyi, 1893 -1986. Molteplici coincidenze. Anche la forma esagonale dell'oggetto, che rappresenta la scoperta e la conclusione del romanzo, deriva da un'intuizione di Leonardo, così come il numero quattro che definisce le mosse e la domanda che ci si pone: perché in 500 anni nessuno ha scoperto queste cose. “Ai suoi contemporanei, Leonardo appariva in possesso di una saggezza misteriosa e profana”: Walter Pater, 1839-1894. Il messaggio che l’Autore vuole trasmettere è chiaro. Conseguenza di chi Leonardo l'ha studiato in maniera ossessiva e, forse già con un'idea in testa. L’insegnamento è che nella vita c'è sempre qualcosa da scoprire, basta non arrendersi, aguzzare la propria curiosità, senza mai perdersi d’animo, sistematizzare gli elementi acquisiti, il risultato arriva. È anche questione di fortuna. “Ricordiamoci che la verità è molto più stupefacente della fantasia, basta trovarla” Charles Fort, 1874-1932. Penso anche che l’Autore, forse inconsapevolmente, forse inconsciamente, abbia voluto anche significare che ognuno di noi ha un compito, un ruolo e la sua presenza è indispensabile; molti di noi non andranno sui giornali, non faranno grandi scoperte ma possono creare comunque “grandi” cose con i semplici e piccoli gesti quotidiani. Ecco allora l’invito a scoprire cosa possiamo, dobbiamo e vogliamo fare; il risultato farà sicuramente bene a noi e a chi ci sta vicino! “Quello che noi facciamo è solo una goccia nell'oceano, ma se non lo facessimo l'oceano avrebbe una goccia in meno” Santa Madre Teresa di Calcutta, 1910-1997 In definitiva si tratta di un “giallo” originale, un romanzo sui generis che presenta però anche molti elementi del giallo classico, accontentando così una vasta platea di potenziali lettori. Ancora una volta Fontana, una tra le case editrici medio-piccole più attive e serie presenti, ci regala un bel libro, ben scritto e originale, senza pecche, e con una copertina molto accattivante, che ne incentiva alla lettura. E' un libro che consiglio vivamente a tutti di leggere... e complimenti per il titolo. Complimenti quindi all’Autore che, per l’arguzia e le capacità professionali investigative dimostrate, avrebbe potuto, perfettamente e con pieno merito, sostituirsi al personaggio chiave dei suoi romanzi. “Una cravatta ben annodata è il primo passo serio nella vita” Oscar Wilde, 1854-1900.

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