Autrice sempre molto brava a raccontare le brutture della storia in maniera delicata ed intensa
I ricordi dell'acqua
Elif Shafak consegna un’opera che amplifica lo sguardo, lo sgombra da polvere e dimenticanze imperdonabili e racconta, quasi canta, cosa lega tra loro gli uomini.
«Una voce potente e unica nel mondo letterario.» - Ian McEwan
Una goccia d'acqua sospesa sul capo del re assiro Assurbanipal mentre legge il poema di Gilgamesh: è la prima avvisaglia dell'inondazione che distruggerà la sua biblioteca e di una storia che, di sponda in sponda, ci conduce attraverso i secoli dall'antica Mesopotamia sino al cuore dell'Occidente moderno. Qui nella Londra di metà Ottocento nasce Arthur, ragazzo poverissimo e dalla mente luminosa, che verrà sedotto dalle letture sugli scavi archeologici condotti a Ninive, dove si compirà il suo destino. La sua storia si intreccerà poi con quella di Zaleekhah, una studiosa di idrogeologia del XXI Secolo, e di Narin, una bambina yazida rapita dall'Isis per essere venduta come schiava. A legarli il miracolo di un'unica goccia, in un viaggio millenario dalla culla della civiltà fino alle violenze di oggi.
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Anno edizione:2025
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valy 20 luglio 2025delicato
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Loris 30 dicembre 2024
Opera-mondo dalle vaste ambizioni, il romanzo intreccia tre esistenze intorno al tema dell’acqua, dispensatrice di vita e di morte (nel diluvio e nella propagazione del colera), correlata all’idea di movimento e trasformazione. Il Tamigi e il Tigri sono ben più di uno sfondo, con il loro carico di Storia: fluiscono trasportando e talora celando tracce del passato, inquinati o ripuliti. Analogamente la memoria umana procede in taluni con precisione fotografica e in altri con tentativi di rimozione, ponendosi ora come fardello ora come consolazione. Le storie, narrate dagli scribi assiri, conservate nella tradizioni orali degli Yazidi o inscritte nei romanzi dickensiani, sono il collante dell’esperienza umana, a partire dal poema di Gilgamesh, colui che sfidò la morte e fallì, sperimentando la debolezza e la finitezza. Tra le pagine si trova molto altro: migrazione e integrazione, lo spoglio culturale operato in nome della conservazione, un vivido ritratto della Londra vittoriana, il resoconto degli orrori dell’Isis in quel che resta della Mesopotamia. Più che elencare vale la pena leggere, abbandonarsi alla voce di questa moderna cantastorie devota a Nisaba.
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