Tutta l'esperienza umana e letteraria del magnifico Aurelio Picca origina e trova il suo compimento nella 'sua' Roma. Che, certo, è Roma, ma in realtà è una città di sogno, anzi di sogni, che egli ha vissuto mille e mille volte. Roma mia, non morirò più non è un semplice libro, è un monumento all'ossessione di un amore, un segno indelebile, enorme, multiforme come il suo autore e il suo luogo dell'anima.
Roma mia, non morirò più
Un ritratto corale e feroce di Roma, un affresco irregolare e magnetico, dove la Roma elegante convive con quella decadente, la città della bellezza con quella della marginalità.
«Aurelio Picca chiude il trittico dedicato alla città dove vive da un quarto di secolo e che ama con un trasporto viscerale, quasi carnale. Costruito per schegge e frammenti, il libro traccia una geografia di incontri, personaggi noti e vite minime.» - Matteo Trevisani, La Lettura
«Giacché sono uno degli ultimi eredi dei fondatori di Roma, avendo nel mio DNA tracce di quei feroci, sanguinari e visionari che abbandonarono i boschi dei Colli Albani per appostarsi tra i montarozzi che spuntavano dall’acquitrino del Tevere, ecco, Roma l’ho impressa su ogni centimetro del corpo. Roma, Roma, Roma come un romanzo fatto di tanti volti e maschere e pugnali e luce e plebei e borghesi scalcagnati e nobili svitati di mente al pari dei criminali, degli artisti; ma pure identici, sputati sempre a Roma. Così è nato questo romanzo che ingoia e ci si incipria quella che il mio amico Francesco Venditti chiama: “Il Paradiso che sa di peccato”. E l’altro mio compagnaccio Angelo Di Natale: “È ’na caciara”. Roma, Roma, Roma. Nella mia infanzia e prima e seconda giovinezza l’Eterna, l’Infame, la Stupefacente, la Disprezzabile, la Mamma, la Fica, la Corrotta, la Criminale, il Cazzo e Purissima fino ai Cieli neri dove le stelle e i pianeti un giorno li sposterò a uno a uno con le mie stesse mani, l’attraversavo nudo, sensuale, pronto a farle dono di me; e lei giovanissima di millenni era altrettanto nuda e sensuale e disinvolta a regalarti frammenti e parole di un mondo che non ci sarà mai più. Roma era fantasma incantatore e bocca che ti bacia subito con la lingua e ti porta a fare l’amore dentro gli antri del Mattatoio di Testaccio svuotato dagli animali. Poi ho mischiato il sangue caldo e freddo, nella mia terza, quarta e quinta giovinezza, cioè nel tempo trascorso da venticinque anni fa a adesso, e ho preso carta e penna attraversandola di nuovo per strade non battute, dimenticate, incontrandola travestita da persone comuni, rioni, quartieri, camiciaie, artisti, criminali, cavalli, morti ammazzati e certo camposanti. Perché Roma è sempre troppa e troppo poca. Domani è già un’altra. Sta sul precipizio pronta a gridarti “Zozzi!”.»
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Anno edizione:2025
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_Ema 04 dicembre 2025L'eterna Roma di Picca
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