Salire sempre più in alto fino a toccare il cielo - Bruno Lorenzo Castrovinci - copertina
Salire sempre più in alto fino a toccare il cielo - Bruno Lorenzo Castrovinci - copertina
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Salire sempre più in alto fino a toccare il cielo
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Descrizione


"Salire sempre più in alto fino a toccare il cielo" racconta le storie di uomini e donne che vivono in una piccola cittadina lambita dal mare, dove la natura risplende nella sua immensa bellezza, tanto da sembrare un paradiso in terra. In un luogo così meraviglioso, tuttavia, non sono immuni dal dolore, alle prese con una lotta costante con sé stessi e con la quotidianità, con una sofferenza che logora le loro esistenze ma non riesce a sedare il desiderio di rinascita e di felicità. "Il piccolo ascensore" che sale verso il cielo è l'inizio del catartico percorso e mostra, forse, la via della salvezza, chissà…

Dettagli

246 p., Brossura
9788869021459

Valutazioni e recensioni

  • VirginiaCalabria
    Tindaro Vittorio Federico

    “Salire sempre più in alto fino a toccare il cielo” di Bruno Lorenzo Castrovinci è un inno all’amore, cantato in tutte le sue sfumature, anche quelle più intime e nascoste, ed espresso con un linguaggio ora morbido e voluttuoso, ora realistico e corposo, che riveste le pagine di una patina a tratti delicata, a tratti densa e consistente. L’eros si configura come un sentimento dolceamaro, che squassa l’anima fino nelle sue viscere e riempie l’esistenza dei personaggi, che, durante il loro viaggio, sperimentano sensazioni forti e contrastanti, che alla fine si ricompongono, dando vita ad un nuovo equilibrio, che fa assumere al protagonista di turno una nuova identità, più matura, consapevole e sicura di sé. Nella descrizione del sentimento amoroso prevale l’elemento visivo, gli occhi, infatti, secondo un topos ben radicato nella tradizione letteraria, sono il senso da cui scaturisce la passione amorosa, che poi trova la sua sorgente vitale nel cuore, che, alimentato dalle immagini, vive esperienze, sensazioni ed emozioni esaltanti, che, facendosi spazio, lo plasmano, fino a fargli assumere una veste nuova. Il dolore, l’angoscia, la sofferenza si abbattono con violenza sui protagonisti, ma proprio l’impeto di quest’urto fa riaffiorare in superficie la forza dei singoli personaggi, che, travolti, ma mai del tutto soggiogati, riemergono alla luce e trovano alla fine la strada della felicità.

  • VirginiaCalabria
    La caoticità del reale

    Un po’ di tempo fa un uomo, non dissimile da uno dei protagonisti di questo romanzo, Angelo, mi disse “non c’è concentrazione senza prima ampia dispersione”. Nel leggere il testo mi sono tornate in mente queste parole. Attraverso un viaggio in salita, una salita che è insieme fisica e tangibile, ma anche metafisica e metaforica, le vite di Angelo, Chiara, Luca, Anna, Flora e Luigi si disperdono e confondono “nel tormento del viaggio”; per poi concentrarsi, che etimologicamente vuol dire convergere, in uno stesso punto. La caoticità del reale trova mimesi in una trama ricca e costellata da contraddizioni che però sono solo apparenti. Questo equilibrio sottile fra coppie antinomiche regge in piedi la trama di questo testo: i personaggi navigano le contraddizioni di discesa e ascesa, disperazione e concentrazione, pienezza e mancanza, per trovare finalmente una risoluzione finale, dove gli opposti si compenetrano. Ascendere con grande difficoltà, per poi lasciarsi andare a un salto nel vuoto; concentrare la propria vita su una strada e seguirla, per poi arrivare a disperdersi, diventando un tutt’uno con il paesaggio; riempirsi di nuovo coraggio per potersi finalmente lasciare andare al e nel vuoto: “È un salto ed insieme sono sospesi nel vuoto.”, come recita il testo. Per essere in grado di salire sempre più in alto, però, bisogna lasciare indietro le proprie zavorre, come insegnava Seneca al suo amico Lucilio “Onus animi deponendum est” (Seneca, Epistula 28). Questo onus che i tipi umani che costellano l’universo di Castrovinci devono deporre è un peso fisi- co, familiare, violento, è l’incarnazione di un amore non corrisposto, è frustrazione e castrazione. Con tinte a tratti di realismo verghiano nelle descrizioni dei profili umani, l’autore adotta però uno stile di scrittura molto personale, dove la dimensione della tangibilità e quella della metafisica si confondono, poiché si compenetrano.

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