Questo è uno di quei libri che ti scavano dentro, che non si legge con leggerezza ma si vive con un groppo in gola fino all'ultima parola. Non è un semplice memoir, ma il grido di due donne che si rifiutano di lasciar vincere l'oblio e la banalità del male. Attraverso queste pagine è impossibile non affezionarsi a Santo e alla sua famiglia. In un mondo che sembra premiare l'egoismo, Santo era un ragazzo speciale nella sua normalità, un'anima leale che a soli 19 anni ha pagato il prezzo più alto per un gesto nobile e coraggioso: difendere un amico. Il libro ci costringe a riflettere sulla facilità disarmante con cui si preme un grilletto. Viviamo in un'epoca in cui la violenza gratuita viene scambiata per "rispetto" e un momento di efferatezza viene preferito al dialogo. Ma quell’attimo istintivo si propaga come un'onda d'urto che distrugge intere famiglie, comunità e la società stessa. E a pagarne le conseguenze sono le madri, i padri, gli amici e il futuro di un territorio. Il cuore pulsante dell'opera è il racconto di chi resta. C’è il dolore innaturale di una madre, Mena, che deve imparare a sopravvivere al proprio figlio, e c’è la forza di Simona, una ragazza che ha perso l'amore della sua vita e che, invece di chiudersi nel silenzio, sceglie di trasformare questa tragedia in una missione: dare voce a chi non ne ha. Matilde e Paola, con grande delicatezza, sono riuscite a rendere ogni ricordo un'emozione palpabile, che vibra nelle pagine, consegnandoci un'eredità che abbiamo il dovere di custodire. Leggere la storia di Santo significa non permettere che la violenza abbia l'ultima parola, non confinare il suo nome a un titolo di cronaca ma unirsi al grido di chi, seppur costretto a convivere ogni giorno con un dolore sordo e lacerante, cerca di mantenere viva la speranza di un mondo migliore. Insegniamo ai giovani e alle future generazioni che la vera forza non sta nel possedere un'arma o nell'incutere timore, ma nel coraggio di amare e scegliere la pace.
Santo Romano. La notte in cui Napoli rimase in silenzio
La vera storia di Santo RomanoRaccontata dalla mamma Mena e dalla fidanzata Simona
I sogni spezzati di un ragazzo straordinario diventano testimonianza per un futuro migliore.
«Ti ho promesso, Santo, che non avrei smesso di lottare, che avrei combattuto con tutte le mie forze per onorare la tua memoria, per mantenere vivo il ricordo di chi eri e rappresentavi per me.»
È nella notte tra l'1 e il 2 novembre 2024 che Santo Romano viene ucciso per aver difeso un amico, dopo una lite per un futile motivo. Ha solo 19 anni e vuole diventare un calciatore professionista. Invece i suoi sogni svaniscono in un attimo, dopo un colpo di pistola esploso in una serata come un'altra che avrebbe dovuto essere di divertimento, non di violenza. Accanto a lui c'è Simona, la sua fidanzata, che lo ama da sempre. E che in questo libro, insieme a Filomena, la mamma di Santo, ripercorre i giorni felici della vita di un ragazzo scomparso troppo presto e il sentimento profondo e sincero che li legava. È una storia struggente, dove amore e dolore si intrecciano indissolubilmente. Una storia che insegna che la banalità del male può colpire chiunque, in qualunque momento, ma la speranza di un futuro migliore è una scintilla che non può e non deve spegnersi mai.
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Edizione:2
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Anno edizione:2025
Recensioni pubblicate senza verifica sull'acquisto del prodotto.
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Lady B. 21 marzo 2026Un dolore e una speranza che si tengono per mano
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liberi leggendo blog 27 gennaio 2026
Santo aveva solo 19 anni. Aveva i piedi pronti a correre su un campo da calcio e il cuore colmo di progetti. Ma è nella notte tra l'1 e il 2 novembre 2024 che tutto si ferma. Per un motivo futile, per un barlume di follia altrui, un colpo di pistola spegne i suoi sogni. Ma questo libro non parla di morte; parla, con una forza dirompente, di vita. Il fulcro dell'opera è il legame indissolubile tra Santo e sua madre Filomena, insieme alla dolcezza del sentimento che lo legava alla sua fidanzata Simona. È qui che la narrazione diventa struggente: nel ricordo dei giorni felici, dei piccoli gesti quotidiani, di quegli sguardi tra madre e figlio che contenevano tutto l'orgoglio del mondo. Il dolore della perdita di un figlio è descritto come un vuoto che divora il silenzio, ma è l'amore che c'è stato — quel filo invisibile e d'acciaio — a permettere a Filomena e Simona di trovare la forza di parlare. Leggendo, si percepisce l’atrocità di un destino che ruba il futuro a chi voleva solo vivere e amare. Eppure, tra le lacrime che bagnano le pagine, emerge una scintilla di speranza. La storia di Santo ci insegna che il male può colpire chiunque, ma non può cancellare la traccia di bene lasciata da un ragazzo perbene. È una lettura che toglie il fiato, che fa arrabbiare per l'ingiustizia e commuovere per la tenerezza dei ricordi. Un omaggio necessario a un giovane che continuerà a correre, non più su un campo d'erba, ma tra i pensieri di chiunque leggerà la sua storia.
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