Nato dal genio instancabile di Emilio Salgari, Sandokan è uno dei personaggi più emblematici e longevi della narrativa d’avventura, protagonista indiscusso del ciclo indo-malese. Figura leggendaria che ha attraversato romanzi, cinema, fumetti e serie televisive, Sandokan incarna l’archetipo del pirata romantico e ribelle, nobile d’animo quanto feroce in battaglia, animato da una sete insaziabile di giustizia. Associato nell'immaginario comune a Kabir Bedi, l'attore che più di tutti e per più tempo ha interpretato il personaggio, sarà invece reinterpretato dall'attore turco Can Yaman nella serie Rai prodotta da Lux Vide.
I romanzi di Salgari in ordine di lettura
Primo ciclo della jungla
- Le tigri di Mompracem
- I misteri della jungla nera
- I pirati della Malesia
- Le due tigri
Secondo ciclo della jungla
- Il Re del Mare
- Alla conquista di un impero
- Sandokan alla riscossa
Principe spodestato del Borneo e superstite di una famiglia massacrata dagli inglesi, Sandokan è, nella finzione letteraria, un simbolo di resistenza al colonialismo. Ma la sua figura affonda radici nel reale: secondo studi recenti, si ispirerebbe a un comandante navale chiamato Sandokong, alleato del principe Syarif Osman, anch’egli deposto e divenuto pirata per difendere il proprio popolo dall'invasione britannica. La leggenda del “raja bianco”, James Brooke, nemico storico di entrambi, trova così un riflesso coerente nelle trame dei romanzi salgariani.
Soprannominato “Tigre di Mompracem” – dal nome dell’isola che governa con ardore – Sandokan si impone fin dalla sua prima apparizione (Le tigri di Mompracem, 1900) come un leader carismatico, temuto dai nemici e venerato dai suoi seguaci, i “tigrotti”. Il suo aspetto è fiero e magnetico: alto, muscoloso, vestito con sete orientali rosso porpora, ha lunghi capelli neri, occhi brucianti di ossessione e labbra serrate in un'espressione costante di sfida. È un guerriero ineguagliabile, ma anche un uomo capace di sentimenti profondi, il cui sguardo racchiude dolore, amore e una volontà inamovibile.
Il suo destino si intreccia con quello di Marianna Guillonk, la “Perla di Labuan”, una donna inglese che Sandokan ama con totalità e senza riserve. Un amore impossibile, ostacolato da barriere politiche e familiari. Proprio questo sentimento contrastato addolcisce i tratti più spietati di Sandokan, rendendolo, agli occhi del lettore, una creatura tragica oltre che eroica.
Sandokan è un uomo che vive nel paradosso: feroce ma cavalleresco, assetato di vendetta ma incapace di colpire a sangue freddo, bandito ma sovrano legittimo, implacabile pirata e, al tempo stesso, difensore degli oppressi. La sua forza non risiede solo nell’abilità con le armi, ma nella fedeltà assoluta ai suoi ideali. Non combatte per il bottino, ma per una causa, e non uccide per piacere, ma per necessità. È un sovversivo con un’etica, un rivoluzionario che incarna la lotta dei popoli colonizzati contro le potenze imperialiste.
Al suo fianco brilla la figura dell’inseparabile Yanez de Gomera, gentiluomo portoghese e stratega brillante, che rappresenta la controparte razionale alla passionalità istintiva di Sandokan. Se il primo è la mente, il secondo è il cuore pulsante dell’epopea salgariana. Insieme, formano una delle coppie più affiatate della letteratura d’avventura.
Nel corso delle sue apparizioni – da I pirati della Malesia (1896) a La rivincita di Yanez (postumo, 1913) – Sandokan evolve da capo carismatico a figura quasi mitologica, passando attraverso perdite, tradimenti, guerre e riconquiste. Ma non cambia mai nella sua essenza: resta un eroe solitario, condannato alla lotta e alla memoria, un fuorilegge con un’anima da sovrano.