Sette volte bosco - Caterina Manfrini - copertina
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Sette volte bosco
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Descrizione

Un romanzo d’esordio crudo e poetico. Un tempo per morire e un tempo per guarire. Una terra contesa che si dibatte tra fragili confini e desiderio di appartenenza.

“Sette volte bosco, sette volte prato”: era la profezia secondo cui vivevano. La vita, insomma, era un cerchio. Tutto, alla fine, tornava come era stato, e niente di quello che avevano era dovuto. Ogni cosa cambiava, attraversava fasi e stagioni, tornava la stessa e ricominciava. Forse anche per Adalina le cose sarebbero ricominciate, ora che era di nuovo al màs.


Adalina è sola. Sta viaggiando su quel treno vecchio e cigolante da due giorni. Non ha nessuno accanto da stringere, consolare, sfamare. Ha soltanto una valigia stretta tra le gambe, fatta un po’ di legno e un po’ di cartone che si è quasi sciolto sotto il temporale. Sta tornando da Mitterndorf, il campo profughi per gli abitanti del Tirolo meridionale inglobato nel fronte della Grande Guerra, dove ha trascorso l’ultimo, terribile anno e ha perso i genitori, stroncati dalla fatica e dal dispiacere. Al campo, nei giorni durissimi spezzati solo dal lavoro alla fabbrica di scarpe, e nelle lunghe notti schiacciata tra i corpi degli altri disperati, solo due pensieri hanno tenuto in vita Adalina: il suo màs, il maso che la famiglia si tramanda da generazioni, ed Emiliano, il fratello partito soldato per un Impero che si è sbriciolato come un tozzo di pane, il fratello di cui non ha notizie da mesi e che è rimasto l’unico, ormai, a chiamarla con il nome che lei ama, Lina. Tornata a casa, Lina si rende conto che non solo la sua famiglia, i confini, la lingua sono cambiati: le montagne e i boschi non sono più gli stessi, dilaniati dai bombardamenti, depredati e spogli. E il maso è in parte crollato, in parte annerito dai fuochi degli occupanti abusivi. Ma è ancora in piedi. Adalina sa che la vita è fatta di tristi inverni così come di primavere rigogliose, e ora è giunto il tempo di ricominciare, di curare le ferite del corpo e dell’anima. Anche per Emiliano, che tornerà dalla guerra e non deve pensare che Lina si sia mai arresa. Finché un giorno qualcosa cambia nella sua quotidianità così faticosamente riconquistata. Nel màs si è intrufolato un ragazzo: è un soldato, come Emiliano; parla tedesco, quello vero. E, proprio come Emiliano, anche lui ora si trova dalla parte sbagliata del confine.

Dettagli

11 luglio 2025
208 p., Brossura
9788854530614

Valutazioni e recensioni

  • MaRiofreddo
    MONTAGNA E' CASA

    Scoperta casuale (curiosando nella newsletter dell'Editore Neri Pozza) e molto gradevole. Caterina Manfrini è una giovane scrittrice (Rovereto 1996) al suo primo romanzo. "Sette volte nel bosco" rimanda alla prima guerra mondiale, ai campi profughi degli abitanti del Tirolo ((Mitterndorf), al ritorno al màs che la famiglia si tramanda da generazioni, allo spaesamento per chi non comprende il senso di confine e di obbligo bellico di difenderlo, ai reduci dalle battaglie del Pasubio, al recupero del filo spinato nei monti per ricavarne denaro per sopravvivere, alle leggende delle crudeli e bellissime divinità acquatiche (Anguàna). La protagonista è una giovane donna - Adalina - che rimane orfana proprio nel campo profughi e ritorna a casa. E la montagna è casa! La montagna che non ha stupide bandiere ma sassi che parlano, che accolgono, che proteggono. Adalina aspetta il ritorno del fratello Emiliano e intanto, mentre tenta di rimettere in sesto il maso, scopre un ospite inatteso, un altro reduce che sembra provenire dallo schieramento opposto (Stefan). Ma il maso accoglie, come la montagna! Emiliano tornerà pensando all'amico August (proveniente dalla Val Badia) compagno di prigionia e di fuga verso casa, verso il maso, verso i ruderi della struttura più a monte, alpeggio e caseificio (forse) nella valle dei Cimbri, laddove "siban beerte balt, siban beerte biiza" (sette volte bosco, sette volte prato) le stagioni e il tempo si ripropone con i ritmi eterni della Montagna. Un bel romanzo che merita le cinque stelle perché ben scritto, perché ispirato, perché parla della Montagna che è casa e salvezza, contro l'assurdità delle divisioni e delle guerre (messaggio oggi più attuale che mai). Una bella boccata d'aria pulita e frizzante, dai monti.

  • MaRiofreddo
    MONTAGNA E' CASA

    Scoperta casuale (curiosando nella newsletter dell'Editore Neri Pozza) e molto gradevole. Caterina Manfrini è una giovane scrittrice (Rovereto 1996) al suo primo romanzo. "Sette volte nel bosco" rimanda alla prima guerra mondiale, ai campi profughi degli abitanti del Tirolo ((Mitterndorf), al ritorno al màs che la famiglia si tramanda da generazioni, allo spaesamento per chi non comprende il senso di confine e di obbligo bellico di difenderlo, ai reduci dalle battaglie del Pasubio, al recupero del filo spinato nei monti per ricavarne denaro per sopravvivere, alle leggende delle crudeli e bellissime divinità acquatiche (Anguàna). La protagonista è una giovane donna - Adalina - che rimane orfana proprio nel campo profughi e ritorna a casa. E la montagna è casa! La montagna che non ha stupide bandiere ma sassi che parlano, che accolgono, che proteggono. Adalina aspetta il ritorno del fratello Emiliano e intanto, mentre tenta di rimettere in sesto il maso, scopre un ospite inatteso, un altro reduce che sembra provenire dallo schieramento opposto (Stefan). Ma il maso accoglie, come la montagna! Emiliano tornerà pensando all'amico August (proveniente dalla Val Badia) compagno di prigionia e di fuga verso casa, verso il maso, verso i ruderi della struttura più a monte, alpeggio e caseificio (forse) nella valle dei Cimbri, laddove "siban beerte balt, siban beerte biiza" (sette volte bosco, sette volte prato) le stagioni e il tempo si ripropone con i ritmi eterni della Montagna. Ci sarà tempo anche per ritrovare vecchi sentimenti d'amore (Alba). Un bel romanzo che merita le quattro stelle perché ben scritto, perché ispirato, perché parla della Montagna che è casa e salvezza, contro l'assurdità delle divisioni e delle guerre (messaggio oggi più attuale che mai). Una bella boccata d'aria pulita e frizzante, dai monti.

  • A
    Lo consiglio!

    Bello e rappresentativo.. Lo consiglio!

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