La società della stanchezza - Byung-Chul Han - copertina
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Letteratura: Corea del Sud
La società della stanchezza
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Descrizione


Rivisitando alcune categorie classiche del pensiero novecentesco, il lavoro di Byung-Chul Han si focalizza con particolare attenzione sul disagio dell’individuo tardo-moderno nella società odierna, caratterizzata dalla prestazione, dalla competizione e, soprattutto, dall’appiattimento delle contraddizioni e dal venir meno della negatività. Le analisi sviluppate nei saggi qui raccolti mettono in luce, nello specifico, come l’ossessione dell’iperattività e la tendenza sempre più forte al multitasking arrivino a produrre disturbi di natura depressiva e nevrotica. Tali espressioni di malessere e di “stanchezza” vengono interpretate come ovvia conseguenza dell’incapacità del soggetto di sostenere i ritmi dell’iperproduzione postcapitalistica in un contesto in cui non esiste più un modello sociale imposto dall’Esterno, dall’Altro, ma è anzi il soggetto stesso ad averlo introiettato. Questa nuova edizione è stata arricchita con l’inserimento di un saggio sul burnout, che Han legge come coincidenza massima di autorealizzazione e autodistruzione, e di un saggio sul tempo, in cui contrappone al tempo profano dell’iperproduzione quello – sacro – della festa e del gioco.

Dettagli

4 giugno 2020
132 p., Brossura
Müdigkeitsgesellschaft
9788874527823

Valutazioni e recensioni

  • P.Max87
    Saggio breve.

    Byung‑Chul Han ci consegna un saggio breve ma denso, un invito necessario ad aprire lo sguardo sulla nostra epoca. La tesi è: non viviamo più sotto il peso del “Devi” della società disciplinare, ma sotto la seduzione infinita del “poter-fare” della società della prestazione. Si tratta però di una libertà che non libera, perché non conosce limiti; una finta libertà in cui lo sfruttatore coincide con lo sfruttato. Se le malattie psichiche del passato erano legate alla negazione e alla rimozione, oggi le nuove patologie (burnout, depressione, ADHD) nascono da un devastante eccesso di positività e dall'imperativo della prestazione. Spinti dall'ossessione dell'auto-ottimizzazione, finiamo per consumare noi stessi. Han critica anche il multitasking: celebrato come competenza moderna, è in realtà un regresso biologico che vi avvicina allo stato animale in natura. La via d'uscita indicata da Han risiede nel recupero della vita contemplativa e della "stanchezza del noi". A differenza della stanchezza solitaria che caratterizza la società della prestazione, che separa e rende muti, la stanchezza contemplativa disarma l'Io e lo apre all'altro, restituendoci (secondo l'autore) lo sguardo lento, capace di vedere l'intero e di meravigliarsi di fronte al mondo. Nel finale, il libro si schiude con un’apertura: al tempo parcellizzato e profano del capitalismo finanziario, Han contrappone il tempo sacro e solenne della festa e del gioco. Un saggio che non si limita a diagnosticare il nostro malessere, ma ci invita all'unico vero gesto rivoluzionario rimasto: fermarsi, indugiare e pensare Unico limite del saggio: lo stile di Han procede per contrapposizioni talvolta troppo dogmatiche ed esclusioni nette. A mio modesto parere alcuni concetti andavano sviluppati di più.

  • ele
    leggermente superficiale

    Come primo approccio a questo autore non posso esprimere completamente giudizi. Come libro non è male ma ritengo che alcuni dei temi sono trattati in maniera superficiale. Nel complesso, offre un ottimo spunto di riflessione che può aiutare ad approfondire a livello personale quanto trattato dall'autore.

  • alexm
    Troppo breve

    Libro davvero troppo breve. Han scrive per aforismi travestiti da saggio. L’effetto è elegante, ma filosoficamente fragile. C’è un certo estetismo della diagnosi. È bravissimo a dirti che siamo stanchi, molto meno a spiegare come, per chi, perché in forme diverse. Molte affermazioni sono suggestive più che dimostrate. Le categorie sono nette, quasi schematiche: società disciplinare vs società della prestazione, negatività vs positività, immunologico vs neuronale. Funzionano bene come immagini, molto meno come analisi complesse.

Conosci l'autore

Foto di Byung Chul Han

Byung Chul Han

1959, Seul

Byung-Chul Han, nato a Seul, è considerato uno dei più interessanti filosofi contemporanei. Nel 2025 ha ricevuto il prestigioso Premio Principessa delle Asturie per la Comunicazione e le Scienze Umane con questa motivazione: «La sua opera rivela una straordinaria capacità nel comunicare nuove idee in modo chiaro e diretto, fondendo armoniosamente le tradizioni filosofiche orientali e occidentali». Già docente di Filosofia e Teoria dei Media presso la Staatliche Hochschule für Gastaltung di Karlsruhe, insegna ora Filosofia e Cultural Studies alla Universität der Künste di Berlino, ed è autore di saggi sulla globalizzazione e l’ipercultura. Per nottetempo ha pubblicato La società della stanchezza (2012), Eros in agonia...

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