Siamo a Napoli, nell'immediato dopoguerra. Non la Napoli cartolina, ma quella dei vicoli sventrati, dei bassi umidi, del mercato nero. Speranzella è una prostituta, una figura che la letteratura del tempo avrebbe facilmente trasformato in simbolo o in vittima predestinata. Bernari fa l'esatto contrario: ne fa una persona intera. La sua Speranzella non è mai pietosa, non è mai sensuale in modo compiacente. È una donna che ha scelto la propria marginalità come unica forma possibile di autonomia, che gestisce il proprio corpo e la propria casa con una dignità ostinata, quasi borghese. Attorno a lei si muove un coro di umanità minuta - soldati americani, contrabbandieri, comari, preti spretati - che Bernari osserva con quella che definirei una pietà laica, senza mai cedere al folclore. Lo stile è ciò che ancora oggi sconvolge. Bernari viene giustamente indicato come antecedente del neorealismo per *Tre operai*, ma qui siamo altrove. La lingua è lirica e materica insieme: un italiano colto che si sporca di napoletano, non per colore, ma per necessità. C'è una memoria quasi proustiana applicata alla miseria. Chi ama Silone, Bernanos o, in Russia, Babel', troverà qui la stessa lezione morale: la giustizia non è mai un'idea astratta, è il modo in cui guardi l'ultimo della fila. Non è un romanzo consolatorio. Non assolve e non condanna. Interroga. Per questo, a oltre settant'anni dalla sua uscita, resta necessario.
Speranzella
«Si ode un tintinnio in fondo al vico: è la sveglia. Fra poco la Speranzella comincia a vivere.»
Il potente romanzo corale di Carlo Bernari sulla Napoli occupata dagli Alleati. Uno dei maestri della letteratura partenopea dipinge i vicoli di Napoli con un realismo spietato e magico. Personaggi indimenticabili si muovono fra i bassi, come Donna Elvira, la Cafettèra, affezionata al re e alla monarchia. E Nannina, giovane e idealista, con il desiderio di abbandonare i vicoli e rifarsi una vita. Due generazioni a confronto. Le vite di chi aspetta un miracolo a via Speranzella, che taglia in due i Quartieri Spagnoli: è strada, ferita, inferno. Un microcosmo pulsante fra i disordini del dopoguerra, un romanzo che non ha paura di mostrare la vita dei bassifondi, di una Napoli che dopo la guerra non ha smesso di combattere.
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Anno edizione:2022
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Laiozz 15 agosto 2026a oltre settant'anni dalla sua uscita, resta necessario.
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