Stazioni intermedie - Vladimir Vertlib - copertina
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Descrizione


Innegabile in questo libro l'elemento autobiografico perché le peregrinazioni per mezzo mondo del protagonista hanno veramente contrassegnato l'infanzia e l'adolescenza dell'autore. Ma, nel raccontare con leggerezza e ironia il destino di questa famiglia di ebrei sovietici in cerca di una nuova patria, Vertlib descrive situazioni che abbiamo tutti i giorni sotto gli occhi: le difficoltà di integrazione dei migranti, lo scontro con burocrazie crudeli, la diffidenza dei "locali" nei confronti dello straniero, il miraggio di un lavoro sicuro, le complicazioni (ma anche la ricchezza) del plurilinguismo. In più, e non poteva essere diversamente, un altro tema tutt'altro che secondario compare in queste pagine, quello, eterno, dell'identità ebraica, che attraversa sottotraccia quasi tutte le pagine, anche quelle apparentemente leggere o scherzose. Postfazione di Michaela Bürger-Koftis.

Dettagli

13 ottobre 2011
288 p., Brossura
Zwischenstationen
9788880574224

Valutazioni e recensioni

  • Le vicende narrate hanno certamente uno sfondo autobiografico e descrivono in modo efficace le difficoltà degli esuli di radicarsi in un nuovo paese, dopo aver abbandonato in modo traumatico le proprie abitudini. Anzi direi che questo è proprio un romanzo universale sull'emigrazione e i suoi problemi. Con una scrittura molto chiara, espressiva Vertilib ci racconta le peregrinazioni di una famiglia ebrea che lascia la Russia per cercare una patria nuova che possa dare al loro figlio quella sicurezza, quella dignità e quella giustizia sociale che ormai nella loro terra non ritrovano più. E questa peregrinazione, narrata con un certo umorismo, dalla voce del bambino, è costellata di avventure, spesso grottesche, ma induce a riflessioni inusuali, alle quali neppure i genitori erano preparati . Certo l’ipocondria del padre non aiuta la situazione né permette e agevola un inserimento corretto e confacente della famiglia. Le difficoltà sono tante e il bambino cresce osservando, imparando che cosa siano la burocrazia, la diffidenza verso coloro che sono percepiti come stranieri, e soprattutto che l’identità ebraica non è sempre connessa con la religione. Il romanzo è pieno di vita e anche di speranza nel futuro, quella speranza legata ai figli che li rende più forti ed adeguati a reggere l’urto delle difficoltà della vita.

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