Primo capitolo della saga dei Diviners, sicuramente uno dei migliori Young Adult che abbia mai letto. A partire dall’ambientazione: una New York anni Venti all’insegna del Proibizionismo, del charleston, delle flappers, degli speakeasy illegali nascosti nei seminterrati di palazzi insospettabili, dei cocktail in tazzine di porcellana, delle star della radio e del cinema muto, degli strilloni per le strade, di Al Capone e Lucky Luciano. La cosa più interessante è che a questo dove e a questo quando, Bray unisce un altro tema, quello dell’occulto e della magia.
New York City, 1926. I vetri dei grattacieli risplendono dei bagliori di mille feste animate da balli sfrenati a ritmo di charleston e dal tintinnio delle perle sui vestiti luccicanti. L'alcol scorre a fiumi nonostante i divieti e, a giudicare dall'effervescenza di Manhattan, il mondo sembra destinato a un futuro radioso. È qui che in seguito all'ennesima eccentricità viene spedita dai genitori l'irriverente Evie O'Neill, una ragazza dell'Ohio che non aspetta altro che tuffarsi tra le infinite possibilità offerte dalla metropoli. A ospitarla è lo zio Will, un professore, parente dei Fitzgerald, che dirige il Museo Americano del Folklore, delle Superstizioni e dell'Occulto, detto anche Musco del Brivido: un luogo magico dal fascino decadente, che custodisce nelle sue teche e tra i suoi bui corridoi le tracce del retroterra misterioso dell'America. Ma quando lo sfolgorio della città viene oscurato da una serie di delitti a sfondo esoterico, New York precipita in un vortice di paura ed Evie, che da subito assiste lo zio nella consulenza alla polizia, è chiamata a collaborare alle indagini, anche per quel suo dono di vedere il passato delle persone toccando un oggetto a loro appartenuto. Muovendosi tra fumosi jazz club e bassifondi urbani, scintillanti negozi e sale spettrali, la ragazza s'inoltrerà insieme a molti compagni di strada in un gorgo di eventi evocato dal passato, e che nel passato dovrà essere ricacciato, pena il sopravvento di un antico male oscuro.
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Anno edizione:2012
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Serena Stagi 16 maggio 2018
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La stella nera di New York contiene e unisce pregi e difetti di questa autrice, esattamente come la sua precedente trilogia, quella di Gemma. Da un lato l'ambientazione New York Anni '20 è meravigliosa. Perfetta la contrapposizione tra le atmosfere buie e misteriose del Museo del Brivido da una parte e le squillanti e folli notti di Manhattan dall'altra. Riuscitissima anche la caratterizzazione della protagonista, Evie, perfettamente incarnata nella maschietta anni '20 con il suo carattere portato agli eccessi e il suo prepotente desiderio di emancipazione. Dall'altro lato, però, le troppe pagine appesantiscono la trama, che diventa decisamente troppo prolissa e rischia in molti punti di far calare l'attenzione. Altro lato negativo, anche questo riscontrato in egual misura nella precedente trilogia, è la leggera disomogeneità tra le parti "realistiche" e quelle di fantasia. Nel complesso un buon romanzo che riesce a mixare lo young adult e l'urban fantasy al più classico thriller e alla tematica esoterica.
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FRANCESCA SOLDI 15 maggio 2016
In una città che non dorme mai, all’apice dello splendore, è tornato ad aggirarsi un male antico. Uno spietato assassino intenzionato a concludere quanto lasciato in sospeso. Evie O’Neill è appena arrivata in città, ma verrà presto coinvolta nelle indagini che la porteranno a scoprire una verità incredibile sulla natura degli omicidi. Trovo che New York sia stata un’ambientazione perfetta per questo romanzo, nel libro come nella città, infatti si intrecciano le storie di una moltitudine di personaggi delle più svariate origini e nature. La narrazione è inizialmente lenta, ma abbiate pazienza, dopotutto è un libro di oltre 500 pagine e, mano a mano che la lettura procede si rivela ricca di suspance e mistero. Le vicende sono narrate in terza persona e seguono alternativamente le storie di più personaggi, un aspetto questo che mi affascina e intriga sempre in un libro. Sebbene non manchino i momenti romantici, essi non sono al centro della narrazione che invece segue da vicino le indagine sul killer del pentacolo, al quale sono dedicati alcuni capitoli veramente agghiaccianti. Ammetto di avere un debole per i ruggenti anni ’20, ma l’ambientazione storica è solo uno dei motivi per cui questo romanzo mi è piaciuto, il punto di maggior forza sta sicuramente nella vastità e nella varietà del cast, i personaggi mi sono piaciuti tutti, non ce ne è stato uno che mi sia risultato antipatico o inutile. Un ottimo primo romanzo che promette una serie coi fuochi d’artificio.
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