Sull’orizzonte degli eventi mette in scena una storia breve e domestica, attraversata da una voragine emotiva. C’è Giovanni, scrittore anziano e malato, che torna a leggere il romanzo che lo ha reso celebre, senza più riconoscerlo come proprio. C’è sua figlia Caterina, che consuma i suoi giorni nella cura del padre. C’è Davide, l’agente letterario, che affida alle parole una speranza irrazionale. Poi c’è Donatello, il bambino protagonista del libro di Giovanni, che sta cercando di imparare a stare al mondo. Da questi fili, Cristò costruisce un romanzo che parla di memoria, identità e perdita, ma soprattutto di ciò che resta quando una persona smette poco a poco di riconoscere sé stessa e gli altri. Questo libro riesce a raccontare l’Alzheimer senza mai trasformarlo in un facile dispositivo emotivo; qui la malattia è una presenza vera, feroce, umiliante. Cristò non ha bisogno di grande simbolismo per la sua storia: basta lo smarrimento di Giovanni, basta la fatica silenziosa di chi gli sta accanto. Ed è proprio qui che il romanzo trova la sua forza più dolorosa: mostrare che il vero orrore non è la morte, ma ciò che arriva prima, quando il corpo resta e la storia di una persona comincia a svanire. Originale il paradosso su cui si regge la storia: un autore che legge il proprio romanzo più famoso e lo giudica spregevole, ignaro del fatto che quelle pagine siano state scritte da lui. Dentro questa rimozione c’è tutto il dramma del libro: non solo la perdita della memoria, ma il venir meno del legame con ciò che si è stati. È anche in questo senso che il romanzo si rivela metaletterario: il vecchio legge il romanzo che ha scritto, che parla di un bambino, e quel libro diventa quasi un incantesimo di guarigione, qualcosa a cui aggrapparsi. Il libro non si esaurisce nel racconto della malattia: viene attraversato da una costruzione colta, da una postfazione spassosa, da una struttura che potrebbe sembrare un gioco letterario, ma non perde mai in termini di umanità.
Sull'orizzonte degli eventi
Un anziano scrittore che legge la sua opera più celebre senza riconoscerla e disprezzandola, una figlia che non avrebbe mai voluto dedicare la sua vita a un uomo e si ritrova a farlo, un agente letterario che crede negli incantesimi e un ragazzo che sta imparando a vivere, ad amare e a scrivere: sono loro i protagonisti di questo breve romanzo, attraversato dall’ombra dell’Alzheimer e dalla genialità di John Barth. Ancora una volta, Cristò gioca con il postmodernismo per non rinunciare al piacere di raccontare più di una storia.
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Anno edizione:2026
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Pagine_e_inchiostro 28 marzo 2026Sull’orizzonte degli eventi
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