*Tokyo Soup* (1997) di Murakami Ryū è un romanzo inquietante che fonde tensione narrativa e critica sociale, andando oltre i confini del thriller psicologico per riflettere su violenza, alienazione e vuoto esistenziale nel Giappone contemporaneo. Il titolo, legato a un cibo quotidiano e rassicurante come la zuppa di miso, assume un valore simbolico: l’orrore non è un elemento esterno, ma qualcosa di già mescolato alla normalità, un “ingrediente segreto” della vita di tutti i giorni. Questa visione si inserisce nella poetica dell’autore, che descrive una società in cui i soggetti appaiono emotivamente anestetizzati e incapaci di distinguere tra intrattenimento e brutalità, realtà e simulazione. In questo contesto si colloca la figura di Frank, personaggio ambiguo e disturbante, che rappresenta un’alterità estrema non respinta, ma assorbita da un ambiente già moralmente fragile. Lo stile è essenziale e privo di giudizi espliciti: proprio l’assenza di commento rende la violenza ancora più perturbante, perché presentata come evento possibile e coerente con il mondo descritto. La Tokyo notturna diventa così un paesaggio etico degradato, in cui consumo, turismo sessuale e perdita di identità convivono senza fratture evidenti. Ne risulta un romanzo scomodo e lucido, che non offre soluzioni ma solleva una domanda cruciale: cosa succede quando una società continua a ripetere i propri rituali senza interrogarsi sul vuoto che li sostiene? Un’opera fondamentale per comprendere il lato più oscuro della letteratura giapponese contemporanea e uno dei testi più significativi di Murakami Ryū.
Tokyo soup
Manca poco a Capodanno: Frank, un inquietante turista americano sovrappeso, ha ingaggiato il ventenne Kenji per farsi accompagnare in un tour della vita notturna di Tōkyō. Ma il comportamento di Frank è così ambiguo che Kenji, giovane tutt’altro che candido e inoffensivo, inizia a nutrire un terribile sospetto: il suo cliente potrebbe celare intenti omicidi. I due precipitano in un inferno di violenza e malvagità inimmaginabili, nei club a luci rosse della capitale, e solo l’intervento della ragazza sedicenne di Kenji, Jun, forse potrà avere un effetto salvifico. Un mix tra Lost in Translation e Il silenzio degli innocenti, questo seducente e conturbante romanzo porta la suspense a un livello di estasi sublime.
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Anno edizione:2025
Recensioni pubblicate senza verifica sull'acquisto del prodotto.
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melissabastaleggere 28 gennaio 2026Finalmente di nuovo in Italia!
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Miliemsbookshelf 11 gennaio 2026Magnetico
Ryū Murakami è uno di quegli autori giapponesi che meritano molta più attenzione in Italia, e parlarne, anche solo attraverso questo post, è il mio piccolo modo per farlo conoscere a più persone possibile. La storia ci porta a TokyoTōkyō, nei giorni che precedono Capodanno. Kenji, ventenne che lavora come guida notturna per turisti stranieri, viene ingaggiato da Frank, un americano dall’aspetto goffo e inquietante, per mostrargli la città. Ma fin da subito qualcosa non torna: i modi di Frank, il suo linguaggio, le sue richieste, tutto lascia trapelare un’oscurità difficile da ignorare. E Kenji, sempre più sospettoso, inizia a intuire che quell’uomo possa nascondere molto più di quanto mostri. Murakami costruisce una tensione che cresce lentamente, pagina dopo pagina, fino a diventare quasi fisica. È un viaggio che vi porterà nella Tōkyō più buia e, allo stesso tempo, nella mente umana, in quella parte che vorremmo ignorare, ma che lui ci costringe a guardare. L’atmosfera è claustrofobica, sporca, disturbante, eppure mettere giù il libro è quasi impossibile, continui a leggere anche quando vorresti chiuderlo, proprio perché vuoi capire fin dove può spingersi. Non mancano momenti di forte disagio: ci sono scene che colpiscono allo stomaco, e ammetto che in certi passaggi ho davvero rischiato. Ma credo che proprio questo sia il potere di Murakami, riesce a trasformare il ribrezzo in curiosità e riflessione. Dietro la violenza, infatti, c’è sempre un’analisi lucida e feroce della società giapponese e della solitudine che la attraversa. TokyoTōkyō Soup non è solo un thriller psicologico, è una discesa nella paura, nell’alienazione e nei desideri più distorti, scritta con una freddezza che rende tutto ancora più reale. Un romanzo che lascia il segno, disturbante ma magnetico, che consiglio a chi cerca letture capaci di scuotere davvero.
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Marghe 11 gennaio 2026Poca suspense
Il libro è molto scorrevole, anche nei momenti un po’ critici. Ho apprezzato i momenti di riflessione e critica della società. Essendo però catalogato come un thriller mi aspettavo più suspense e adrenalina nei momenti clou.
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