I mostri non esistono. O forse sì. Non saranno quelli che popolano la letteratura di genere, ma gli somigliano parecchio. Vampiri, orchi, lupi mannari scorrazzano da sempre per le nostre strade, come ci racconta la cronaca nera. Per ognuno degli stereotipi dell'orrore c'è un riferimento chiaro, identificabile nel mondo reale. Dieci autori ne hanno individuati e descritti altrettanti esempi. E così se l'inafferrabile assassina raccontata da Massimo Picozzi è un perfetto fantasma, il vampiro di Parigi, Nicolas Claux, diventa l'ispirazione per un'invenzione di Diego Cugia. Nel caso degli orchi, poi, non c'è che l'imbarazzo della scelta: delle tristi vicende di Michel Fourniret ci narra Maria Rita Parsi, così come sui cannibali, in particolare su Armin Meiwes, si mette alla prova il team di autori che confeziona e conduce Lo Zoo di 105. L'elenco dei mostri in forma umana non sarebbe completo senza almeno un lupo mannaro, una strega, magari pure un morto vivente alias zombie e, perché no, un monaco oscuro, naturalmente pazzo. Rimediano Mauro Zola, ripescando dal primo Novecento le efferatezze di Fritz Haarmann; Laura Pariani, rievocando la decapitazione di Anna Goeldi accusata di stregoneria; Donato Carrisi con Pierre Carrenard, il killer del vudù di New York. Il monaco invece non poteva essere che Rasputin, di cui Cinzia Tani racconta l'ultima notte.
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