«Tutto quello che la tua mano trova da fare»
È possibile trovare se stessi buttandosi nella storia? E, parlando di sé, è possibile raccontare una storia (e magari anche la storia)? Può raccontare la propria vita un io che vive in continuo riferimento a un altro che gli sfugge e nello stesso tempo lo determina? Può l'esistenza essere vissuta come un costante mandato senza che ne venga distrutta la vitalità individuale? Possono la relazione con gli altri e l'impegno in un progetto collettivo essere così intensi da fondare il senso di una vita e nello stesso tempo contenere elementi di autodistruzione? Sono interrogativi, questi, che riguardano direttamente il rapporto con la cultura protestante, la condizione di minoranza e lo sviluppo dei talenti. Il protagonista di questo libro è un valdese del Novecento, nello stesso tempo assolutamente atipico e del tutto emblematico, che nel suo racconto testimonia di una vita intesa come risposta all'invito dell'Ecclesiaste: "Tutto quello che la tua mano trova da fare fallo con tutte le tue forze". Non troveremo molte risposte a queste domande, ma di certo le vedremo tornare, insieme ad altre, nella luce cangiante di un viaggio ricco, personale e insieme collettivo.
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Anno edizione:2008
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