Un altro libro che, a mio parere, merita di essere letto è questo: "Volevo un tè al limone" di Fabio Macaluso, giurista e manager di varie grandi aziende di telecomunicazioni italiane, che senza pietismi, né accanimenti, racconta con lucidità la sua vita da bipolare e il suo percorso verso la guarigione (o remissione, come sostiene lo stesso Macaluso, perché controllata dall'assunzione costante dei farmaci, come succede con qualsiasi malattia cronica: che siano il diabete, le cardiopatie, o altro ancora). Il testo non vuole certo dare risposte o soluzioni ad un argomento tanto complesso come la malattia mentale ma semplicemente narrare un'esperienza personale, innanzitutto, e porre l'accento su alcuni fattori come ad esempio le difficoltà che il Sistema Sanitario Nazionale incontra nella presa in carico e cura di questi pazienti (i fondi statali destinati alle cure andrebbero decisamente aumentati, le strutture pubbliche andrebbero adeguate e il personale sanitario incrementato); sullo stigma sociale a cui ancora oggi sono soggette queste persone; sull'importanza delle cure farmacologiche, ma anche dei costi elevatissimi delle sedute private con psicologi e psichiatri. Insomma, un buon libro aiuta anche a riflettere, e questo non si esime dal farlo.
Volevo un tè al limone. La mia vita da bipolare
Libro presentato da Daniele Rielli nell’ambito dei titoli proposti dagli Amici della domenica al Premio Strega 2026.
Tra potenti flashback e toccanti riflessioni, l’autore racconta le fasi più dure e la leggerezza dei momenti autentici di condivisione, la ricerca del delicato equilibrio tra terapia e farmaci per affrancarsi dalle visioni distorte create dalla mente, i passi per riprendersi il proprio tempo e far prevalere gli affetti, senza per questo rinunciare alla libertà e alla curiosità intellettuale. Con coraggio e con la stessa intensità con cui l’ha vissuta, rilegge la sua esperienza illuminandola di nuova consapevolezza: «Siamo fatti di memoria: il nostro edificio è più solido se ci avvaliamo delle nostre fondamenta, adattandole o ricostruendole dopo ogni crisi».
A trentun anni Fabio Macaluso è un manager di successo, protagonista dell’avventurosa fase di avvio di una delle più promettenti startup italiane. Nello stesso periodo diventa il peggior nemico di se stesso. Prigioniero dei suoi pensieri, inizia una discesa agli inferi che lo condurrà al ricovero e alla diagnosi: disturbo bipolare. Oggi, posta la giusta distanza da eventi ed emozioni, ripercorre quella che non è solo la storia della sua malattia, ma di una presa di coscienza che avviene nella vita di ciascuno quando si guardano in faccia i propri limiti. Come si rinasce dalle ceneri, dopo che il mondo è andato in pezzi? Come si colma la voragine oscura in cui ti spinge la depressione? Come si convive con il ricordo delle azioni commesse quando la mente andava troppo su di giri? Un cammino più che accidentato quello di chi si scopre bipolare, perché l’esistenza stessa può coincidere con la malattia, divenendo drammatica finzione, in cui gli effetti del malessere si confondono con la causa e ci si sente instancabili, ottimisti all’inverosimile: «“Stai male quando stai bene”, queste cinque parole racchiudono l’insidia del mio disturbo».
Proposto da Daniele Rielli al Premio Strega 2026 con la seguente motivazione:«Cosa significa avere una famiglia, un bel lavoro, e perdere ogni cosa per colpa di una malattia mentale? Volevo un tè al limone di Fabio Macaluso è uno straordinario e originale memoir che racconta le vicende di un uomo che crolla in una depressione devastante e scopre così di essere affetto da bipolarismo. La stessa condizione che, nei momenti di euforia, gli aveva permesso di essere un avvocato abilissimo, un compagno affettuoso e un amico istrionico, energico e incredibilmente vitale, mostra di colpo l’altra faccia della medaglia: una depressione profonda, cupa e inabilitante, un male oscuro che travolge la vita del protagonista e delle persone che gli sono accanto. Volevo un tè al limone è un viaggio privo di retorica e di vittimismo dentro una condizione mentale che se da un lato può regalare apici di genialità e di creatività, dall’altro trascina le sue vittime nella disperazione più profonda e non di rado nel suicidio. Il racconto di Macaluso è quello di un sopravvissuto, scritto da una penna colta, dotata del dono dell’ironia, una mente fina che riflette sulla propria vicenda e ne lascia una testimonianza letteraria mai banale, a tratti destabilizzante e sempre profondamente umana.»
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Anno edizione:2025
Recensioni pubblicate senza verifica sull'acquisto del prodotto.
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Rb74 11 dicembre 2025Un buon spunto per approfondire
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ANGELA 23 novembre 2025Vita da bipolare
Il racconto di Macaluso dà un aiuto a comprendere il disturbo bipolare (lato paziente), e in questo senso è sicuramente interessante. Direi che è particolarmente interessante perché porta chiare le tracce della fase ipomaniacale nella scrittura: rapida, definitiva, quasi superficiale nel passare a volo d’uccello su tutti gli elementi della narrazione. Trapelano anche un certo compiacimento, una dilatazione delle proprie non ordinarie facoltà (cerebrali, professionali, seduttive) che consente di indirizzare sguardi acuti su tutti e perfino su tutte le fisionomie, con piglio sempre brillante. Nonostante il dolore, la disgregazione, il disorientamento passati nella fase depressiva, Macaluso mantiene e mostra una personalità da vincitore. “Bipolari illustri” è il capitolo finale, interessante – anche per il fatto stesso di esserci.
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Castel. Dav 18 ottobre 2025Leggero e non pesante
Finito di leggere proprio adesso. Libro non impegnativo tra un capitolo e l'altro passano poche pagine. Il racconto è piacevole e ci si può rivedere in tante sfaccettature descritte dall'autore.
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