L'alba
Turchia, 1971. È in vigore la legge marziale, i militari reprimono ogni forma di dissenso e temono l’avanzata dei «nemici della patria»: comunisti, anarchici, curdi. Dopo un periodo di reclusione per le sue idee politiche, la scrittrice Oya Ertem è mandata al confino ad Adana, nel sud-est dell’Anatolia. Vive sola in un albergo, sorvegliata da due agenti in borghese dalla finestra di fronte. Una sera accetta l’invito a cena dell’avvocato Hüseyin, ma l’improvvisa irruzione della polizia trasforma l’incontro in una retata. Ha così inizio un romanzo fondamentale della letteratura turca del secondo Novecento, nel quale Sevgi Soysal – che di quegli eventi fu essa stessa protagonista, tra detenzione e confino – compone un grande affresco della società del suo tempo e una pungente riflessione sul rapporto tra individuo e strutture di dominio. Con ironia sottile e umorismo nero, L’alba mette a nudo l’assurdità e la violenza di un’autorità senza limiti, che opprime anche chi crede di esercitarla. Umani, contraddittori e fallibili, i suoi personaggi restituiscono, a cinquant’anni dalla scomparsa dell’autrice, una riflessione sul potere sorprendentemente attuale.
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Anno edizione:2026
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