Aporie - Jacques Derrida - copertina
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Letteratura: Francia
Aporie
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Descrizione


Aporie. Morire – attendersi (a)i «limiti della verità»: così Derrida ha intitolato la relazione tenuta il 15 luglio 1992 nel corso di una delle celebri “decadi”, le conferenze di dieci giorni che dal 1952 hanno luogo presso il castello di Cerisy-la-Salle, in Normandia. La conferenza aveva per tema generale il passaggio dei confini, questione dalla quale il filosofo francese trae innumerevoli linee di fuga, le une intrecciate alle altre in un geroglifico la cui decifrazione chiama a testimonianza, in quest’occasione più che altrove, la singolarità del lettore. Perché passare il confine significa innanzitutto passare il limite che separa la vita dalla morte, e la morte è sempre “la mia morte”. Ma è possibile pronunciare l’espressione “la mia morte”? Si può parlare, dall’al di qua della vita, dell’al di là della morte? O, forse, non possiamo che sostare presso questo confine che la parola non potrà in alcun modo valicare? Assumendo la morte come esempio privilegiato, e confrontandosi dapprima con l’opera di alcuni antropologi della morte francesi, poi con l’inaggirabile definizione della morte che domina i paragrafi centrali di Essere e tempo, la riflessione di Derrida mira a destabilizzare proprio le nozioni di confine, limite, frontiera. Tracciata e ritracciata a seconda dei differenti ambiti del pensiero, delle compagini concettuali e delle appartenenze culturali, la linea che separa la vita dalla morte si sfrangia e si aggroviglia in una treccia inestricabile. Ecco, allora, l’aporia: l’impossibilità di varcare un limite, perché il limite stesso risulta sfuggente, infine indeterminabile.

Dettagli

30 giugno 2026
122 p., Brossura
9788893145800

Conosci l'autore

Foto di Jacques Derrida

Jacques Derrida

(El-Biar, Algeria, 1930 - Parigi 2004) filosofo e saggista francese. Docente dal 1965 di storia della filosofia all’École normale supérieure di Parigi, è stato dal 1984 direttore di studi all’École des hautes études en sciences sociales di Parigi. Ha insegnato in molte università americane, tra cui Yale. Al 1967 risalgono le prime opere importanti, caratterizzate da uno stile metaforico e spesso oscuro, molto diverso da quello della tradizione filosofica francese: La voce e il fenomeno (La voix et le phénomène, 1967); Della grammatologia (De la grammatologie, 1967); La scrittura e la differenza (L’écriture et la différence, 1967). D. riprendendo in modo personale la nozione di differenza ontologica di M. Heidegger (l’irriducibilità dell’essere agli enti o alla loro somma), ha sostenuto che...

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