L'apprendistato alla morte
"L'apprendistato alla morte" è un percorso poetico lacerato e vertiginoso, in cui Marco Vetrugno attraversa le soglie dell'identità, del dolore, della follia. In questi testi dalla tensione febbrile e visionaria, corpo e mente si fanno campo di battaglia, memoria e abisso. La voce poetica si frantuma e si ricompone tra allucinazioni mistiche, derive psichiche, residui urbani e ricordi infetti: un io che non si confessa ma si espone, ferita aperta e frammento dissidente. Il tempo dell'apprendistato è quello dell'iniziazione alla perdita, alla consapevolezza della fine, ma anche a un linguaggio che tenta di reggere la vertigine. Vetrugno scrive con urgenza e precisione, incrociando spiritualità ed esperienza psichiatrica, visione e materia, in un ordito che fonde lirismo estremo e brutalità esistenziale. Come sottolinea Renato De Capua nella prefazione, «esiste una dialettica anche nel congedo, un'eterna battaglia tra tradurre e rinominare, scomporre e riassestare le parti in un unico corpo». Una poesia che non consola, ma scava, attraversa, riemerge - e nel farlo chiede di essere ascoltata fino in fondo, anche quando fa male.
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Anno edizione:2025
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