La bellezza malata
Nel 1929, a un anno dalla morte e nel pieno dello scandalo per L’amante di Lady Chatterley, D.H. Lawrence affida a questo saggio - nato come introduzione ai propri dipinti - una delle sue riflessioni più radicali e viscerali sul destino dell’arte e dell’uomo occidentale. In queste pagine, Lawrence non si comporta da critico, ma da anatomista della psiche collettiva. Con un’intuizione folgorante, egli rintraccia l’origine della “paralisi artistica” anglosassone in un trauma rimosso: l’orrore per il corpo nato con lo shock della sifilide nel Rinascimento. Da Amleto a Swift, la coscienza “mentale” si è ritratta dalla radice istintiva, trasformando il sesso in terrore e la carne in macchia. La pittura diventa allora l’ultimo campo di battaglia per ritrovare una “verità fisica”, un ponte gettato tra la malattia del secolo e la vitalità primordiale della natura. Elogio della vulnerabilità e manifesto contro la meccanicità del mondo industriale, La bellezza malata - titolo che riprende la fortunata traduzione francese - ci riconsegna un Lawrence inedito, capace di dialogare con Cézanne e con i propri fantasmi. Un’opera totale dove l'osservazione visiva si fa introspezione morale, ricordandoci che l'arte è l'unico organismo capace di riflettere la nostra splendida e tormentata mortalità.
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Anno edizione:2026
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