Attraverso questi racconti, Ortese smonta ogni immagine folkloristica di Napoli, restituendoci una visione cruda, fatta di miseria, alienazione e assenza di prospettive. Il libro costringe il lettore a guardare e prendere atto di una realtà che spesso si preferirebbe ignorare. Leggerlo è come fare una passeggiata nella Napoli del dopoguerra, con lenti estremamente realistiche e disilluse
Il mare non bagna Napoli
Al suo primo apparire, nel 1953, "Il mare non bagna Napoli" sembrò a molti inserirsi in quel filone che allora e dopo venne chiamato «neorealismo». Era tutt’altra cosa. Nato dall’incontro della scrittrice con quella città – che era e non era la sua – uscita in pezzi dalla guerra (un incontro che fu insieme un addio: a Napoli la Ortese non tornerà, in seguito, praticamente mai), il libro è la cronaca di uno spaesamento. La città ferita e lacera diventa infatti uno schermo sul quale l’autrice proietta ciò che lei stessa definisce la propria «nevrosi»: una nevrosi metafisica, una impossibilità di accettare il reale e la sua oscura sostanza, la cecità del vivere, un orrore del tempo che ogni cosa corrode e divora – e insieme il riconoscimento del «cupo incanto» della città, del mondo. Tutto il libro, con la sua scrittura «febbrile e allucinata» e al tempo stesso rigorosissima, è un grido contro questo orrore, da cui lo sguardo – come quello della bambina Eugenia il giorno in cui mette gli occhiali, nel primo, indimenticabile racconto – vorrebbe potersi distogliere: e non può. La presente edizione è accompagnata da due testi del tutto nuovi e preziosi, scritti dall’autrice ripensando questo suo libro: per il lettore saranno la guida più sicura.
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Lingua:Italiano
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Recensioni pubblicate senza verifica sull'acquisto del prodotto.
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Vale 17 marzo 2026
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Quondam 11 marzo 2026Diverso
Il mio primo approccio con questa meravigliosa autrice è stato con "L'iguana", racconto che mi ha colpito, dandomi il desiderio di andare più a fondo nella conoscenza dell'Ortese. Questo libro è diverso nella struttura e nello stile, più realistico e di vita vissuta. Le prime storie sono impattanti e piacevolmente malinconiche; il racconto finale, se così si può definire, più lento e noioso per i miei gusti. Non sarò io a dirlo, ma rimane un libro fortemente valido
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Am. 26 ottobre 2025
Nulla da dire, un capolavoro dalla prima all’ultima pagina
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